Technologie e Diritti

Riconoscimento facciale: una minaccia per tutti i cittadini

L'uso delle tecniche di riconoscimento facciale si sta diffondendo in tutta Europa e chi rischia di perderci di più sono i cittadini rispettosi della legge, non i criminali.

di Jonathan Day

Fai “cheese” e fai vedere i denti bianchi – stai per essere fotografato.

I berlinesi sono stati colti da un'orwelliana sorpresa alla stazione dei treni di Südkreuz, dove il governo sta sperimentando un nuovo sistema di riconoscimento facciale. E' l'ultima trovata tecnologica diffusa in Europa ed è già ampiamente usata in tutto il mondo.

Ma nonostante la sua diffusione, la tecnologia di riconoscimento facciale opera in una zona legale piuttosto grigia. Mentre si sollevano cause legali contro l'uso della sorveglianza di massa, i tribunali si schierano sempre di più dalla parte dei diritti delle persone e limitano l'uso delle tecniche che invadono la privacy come il riconoscimento facciale.

L'ultima di queste sentenze è stata emessa proprio nel mese in corso, quando la Corte dei Diritti Umani ha stabilito che il sistema di sorveglianza di massa nel Regno Unito viola i diritti fondamentali.

Non è una novità

Il riconoscimento facciale usa fotocamere ad alta definizione per catturare i volti dei passanti in luoghi pubblici, poi prende queste immagini e le compara ad altre contenute nei database delle forze di polizia – ad esempio le foto segnaletiche. Aggiunge poi queste immagini a dei database, che la persona corrisponda o meno a qualunque immagine in archivio.

Il riconoscimento facciale di fatto risale agli anni '60. Uno dei primi sistemi, sviluppato da Bell Labs negli Stati Uniti, si basava su caratteristiche come la sporgenza dell'orecchio e la lunghezza del naso come basi per riconoscere i volti attraverso l'uso di modelli tecnologici. Il primo sistema totalmente automatizzato fu lanciato nel 1973, ma era piuttosto inaffidabile: bastava che una persona indossasse un paio di occhiali e la percentuale di successo scendeva dal 75% al 3%.

I sistemi più recenti sono molto più accurati, ma il loro funzionamento è sempre meno chiaro, poiché sia i governi che le imprese sviluppano propri sistemi. Eppure, anche se con un tasso di successo pari al 97%, che Facebook dichiara di aver raggiunto, questo determinerebbe comunque un numero straordinariamente alto di falsi positivi al giorno – si parla non di centinaia ma di migliaia – se il sistema venisse utilizzato per sorvegliare luoghi pubblici affollati.

E occorre ricordare che ogni volta che c'è una partita la polizia deve spendere tempo e risorse per accertarsi che, questa volta, non si tratti di un falso positivo (allarme spoiler: quasi certamente lo è). La polizia si sta facendo carico di tutto questo e la cosa dovrebbe preoccuparci. Ogni minuto che passa nel cercare di rintracciare i falsi positivi, rende ognuno di noi meno sicuro.

Quanto funzionano i sistemi utilizzati?

L'uso dei sistemi di riconoscimento facciale si stanno diffondendo sempre di più in Europa. Questa tecnica è stata usata durante la finale di Champions League 2017 in Galles, dove ha prodotto 2,297 falsi positivi – il sistema ha ritenuto che ci fossero circa 3,000 persone sospettate di terrorismo, ma si trattava invece soltanto di tifosi fastidiosamente ubriachi. Spaventosi, sicuramente, ma non terroristi.

Sempre nel Regno Unito, la polizia del sud del Galles ha usato il riconoscimento facciale tra maggio 2017 e marzo 2018. Com'è andata? Il sistema ha identificato 2,685 persone come sospetti terroristi, ma 2,451 sono risultati falsi positivi. Un tasso di fallimento incredibilmente alto.

Ma torniamo a Berlino, dove il sistema è stato utilizzato frequentemente quest'anno. Durante un esperimento isolato del sistema nella stazione di Südkreuz, 300 volontari hanno presentato “fotografie di ricercati” e hanno accettato di attraversare la stazione con addosso dei transponder. Il sistema ha totalmente ignorato alcuni dei volontari e ha prodotto un tasso di falsi positivi dello 0,3%. Sembra basso? Non lo è.

Kerstin Demuth, portavoce dell'associazione per la protezione dei dati Digitalcourage, ha dichiarato a DW: “personalmente, penso che sia un risultato catastrofico”. E ha ragione. Immaginiamo un grande snodo in cui passano 100,000 persone ogni giorno. Lo 0.3% significa 300 falsi positivi al giorno.

E può essere ancora peggio. Nella misura in cui la tecnologia viene utilizzata come complemento delle pratiche di polizia in vigore – e pensiamo al profiling razziale – è particolarmente inaccettabile il fatto che il riconoscimento facciale funzioni ancora peggio con le persone con la pelle scura. Ma nonostante i suoi fallimenti, il riconoscimento facciale viene sempre più usato dalle forze di polizia di tutto il mondo e non manca molto a che entreremo nei database senza saperlo. Infatti, uno studio del 2016 del Dipartimento di Giurisprudenza della Georgetown negli Stati Uniti ha rilevato che quasi la metà degli adulti americani è già negli archivi del riconoscimento facciale.

Perché la cosa ti riguarda

Allora perché dovresti preoccuparti? Perché la cosa non dovrebbe toccarti? La privacy è un diritto fondamentale di ogni singola persona e nessuno dovrebbe sacrificarla senza un giustificato motivo o senza consenso. Ma il riconoscimento facciale è come un treno merci che passa sulla nostra privacy e non ci viene detto nulla al riguardo. E probabilmente non è neanche legale.

La sicurezza è importante. Si tratta di una delle ragioni per cui abbiamo formato delle comunità in origine. Ma la sorveglianza generalizzata e sospettosa non ci rende più sicuri. Anzi, ci rende meno sicuri. Tutti questi falsi positivi costringono le forze dell'ordine a impiegare tempo e risorse preziosi alla caccia di tifosi ubriachi del Real Madrid nelle strade secondarie di Cardiff. Ed esistono alternative migliori alla sorveglianza di massa.

Se sei contrario all'uso incontrollato del riconoscimento facciale, non sei il solo. Proteste contro di esso sono già avvenute in molte città europee – 30,000 persone di recente hanno manifestato a Monaco – perché le persone hanno a cuore la loro privacy, soprattutto quando questa viene compromessa da un sistema così fallimentare. Il Grande Fratello non sta bussando alla porta – è già in casa e si sta mettendo comodo.

Per unirti a chi si solleva contro la sorveglianza di massa e l'erosione della nostra privacy, condividi il nostro video e chiedi ai tuoi amici di fare lo stesso.