Technologie e Diritti

'Strappare le politiche sulla droga dalle mani di menti isteriche' – Intervista con Òscar Parés

La Catalogna ha approvato una legge che disciplina il mercato della cannabis. Òscar Parés, vice-direttore del Centro Internazionale di Formazione, Ricerca e Servizi di Etnobotanica, ci parla del movimento per la riconquista della cannabis in Spagna.

by Peter Sarosi

Drugreporter: la Catalogna è una regione nota per le sue politiche aperte in tema di cannabis. Può spiegarci l'origine di queste politiche e qual è la situazione attuale?

Òscar Parés: Io penso che la Catalogna dovrebbe essere nota soprattutto per l'impegno dei suoi attivisti e per il ruolo della società civile. C'è chi dice che il progresso di una società si conquista per le strade e non in parlamento e questo ne è un esempio.

Il modello del Cannabis Social Club (CSC) e delle associazioni di consumatori della cannabis è un esperimento avviato in Spagna 30 anni fa quando vari gruppi di attivisti anti-proibizionisti hanno provato a far fronte aii più grandi rischi collegati alla cannabis (le forze dell'ordine ovviamente) e hanno iniziato ad esplorare i modi per coltivare da sé le piante al di fuori del circuito del mercato illegale. La legge spagnola è molto particolare, cosa che non è affatto nota a livello internazionale, poiché il consumo di droghe non è mai stato criminalizzato, per cui, il possesso per uso personale e il consumo in spazi privati è del tutto legale. Anche la Corte Suprema ha stabilito che il consumo di gruppo non è un reato se non c'è profitto. Il problema è... come arrivano le droghe negli spazi privati? E' questa la situazione che le generazioni precedenti hanno lasciato alle nuove. E non è affatto una storia romanzata, sono in tanti ad essere stati perseguiti e criminalizzati nel tempo.

D'altro canto, il Dipartimento per la Salute della Catalogna è stato uno dei primi in Spagna a portare avanti una politica di Riduzione del Danno durante i primi anni '90, cosa che ha drasticamente ridotto i problemi di salute pubblica collegati al consumo di eroina e ha anche limitato la stigmatizzazione dei consumatori di eroina. Al contempo, è vero anche che la scelta è stata fatta in ritardo - tra il 1983 e il 1990 tra le 20,000 e le 25,000 persone sono morte di overdose e 100,000 hanno contratto l'HIV tramite iniezione di droghe.

Quei due fattori hanno avuto un peso significativo nel 2012, quando il caso Rasquera è diventato virale e i politici non hanno potuto esimersi dall'entrare nel dibattito sulla regolamentazione della cannabis. A quell'epoca, esistevano quasi 450 Cannabis Social Club in Catalogna, alcuni dei quali avevano più di mille membri. La legge approvata a fine giugno è la cristallizzazione – nel Parlamento Catalano – di quei 30 anni di battaglia contro politiche della droga inefficaci e ingiuste.

Così il Parlamento Catalano di recente ha deciso di regolamentare per legge il mercato della cannabis. Come si è arrivati a questo? E' il risultato dell'impegno della società civile o è un'iniziativa che deriva dai partiti politici?

Dopo Rasquera si è avviato un dibattito tra i politici catalani che si è concluso due anni dopo con una risoluzione, fondata sul principio della salute pubblica, del Parlamento Catalano che ha considerato il CSC uno strumento per ridurre i rischi associati al mercato illegale. Quella risoluzione è stata sospesa dalla Corte Costituzionale Spagnola perché secondo il governo spagnolo si trattava di un'ingerenza nelle competenze nazionali.

A livello comunale, nel 2016 il consiglio comunale di Barcellona ha approvato un regolamento locale dell'attività dei CSC, che consentiva a quasi 200 club di restare aperti e attivi nella città. Un anno dopo, il partito politico che aveva corso alle precedenti elezioni ha disposto la perquisizione della maggior parte dei Club e ne ha fatti chiudere quasi 40. Ad oggi, quasi 25 comuni in Catalogna hanno approvato la loro regolamentazione, sebbene tali regole non riguardino specificatamente la coltivazione e il trasporto della cannabis, essendo più incentrate sul controllo delle strutture, delle condizioni igieniche del luogo, ecc.

Così, alla fine del 2015, un'iniziativa di legge popolare partita dalla società civile che ha proposto la regolamentazione delle attività dei CSC, ha raccolto oltre 65,000 firme di catalani. Quel testo è stato poi approvato lo scorso giugno dal parlamento catalano. E' importante che si sappia che è stato approvato con il voto di 118 ministri sui 127 totali. E' molto strano (e significativo) assistere al clima politico che regna di questi tempi in Catalogna.

Il modello proposto dal parlamento catalano è abbastanza diverso dal sistema olandese dei coffee shop ma anche dal modello di mercato statunitense. Può spiegarci in che modo la nuova legge regolamenta il mercato?

Si tratta della prima legge in Europa che regola non solo il regime legale e le attività dei CSC, ma anche la coltivazione collettiva e il trasporto nelle sedi, oltre che misure per ridurre i rischi per la salute (disposizioni specifiche per il confezionamento della cannabis e la conservazione, oltre che per il test sui prodotti). Il CSC può produrre fino a 150 chili di boccioli all'anno e sono previste regole per evitare il turismo legato alla cannabis (occorre aspettare 15 giorni prima di poter ottenere la tessera di appartenenza e devi essere un membro del Club). I CSC non possono fare alcun tipo di pubblicità.

La cattiva notizia è che da un lato le leggi che regolamentano il traffico di droga e la sicurezza pubblica a livello statale e le leggi catalane non sono in linea con queste regole. Dall'altro lato, il partito politico al potere al governo centrale della Spagna, il Partito Popolare, è totalmente contrario ai CSC e non è molto interessato a promuovere un dibattito sulla regolamentazione della cannabis, per cui possiamo aspettarci che rinvierà la legge alla Corte Costituzionale, dove sarebbe automaticamente sospesa. E' esattamente quello che è avvenuto in passato con i tentativi di regolamentare le attività dei CSC promossi in Navarra e nei Paesi Baschi, due regioni al nord del paese.

Ma, se posso toccare un tema di cui nessuno vuole parlare, la metà della popolazione catalana è a favore di una separazione dalla Spagna ad ottobre e non sappiamo gran che dell'altra metà.. il tempo lo dirà. Anche se questa legge sulla cannabis non è mai stata davvero applicata, una volta che il Parlamento avrà votato a favore (e con la stragrande maggioranza) della legge, la percezione pubblica della regolamentazione della cannabis cambierà in un modo da cui sarà difficile tornare indietro nonostante i racconti spaventosi sulla droga da parte dei media. Può darsi che stiamo solo fantasticando su un futuro progetto politico sulle droghe. Il tempo ce lo dirà. Inoltre, speriamo che la riforma delle politiche sulle droghe non si fermi alla cannabis, cosa che temono molti attori del movimento di riforma delle politiche sulla droga: il movimento per la cannabis spesso sembra interessato solo alla riforma della cannabis. Come ICEERS stiamo lavorando per contribuire a far progredire le politiche sulle droghe, allontanandole da un approccio che pone al centro il ruolo delle forze di polizia, e per andare oltre alla cannabis.

C'erano timori che la Catalogna diventasse un paradiso per i turisti della droga. In che modo la riforma risponde a queste paure?

Come detto prima, occorre attendere 15 giorni dal momento in cui si chiede di diventare un membro per avere accesso al Club, il che mi sembra una buona misura per evitare il turismo della droga. L'Olanda si trova a dover affrontare tutto questo con il suo modello dei coffee shop. Inoltre, teniamo a mente che si tratta di un modello di associazioni private in cui puoi diventare un membro solo se conosci un altro membro, che dopo aver effettuato l'iscrizione ti presenta.

Avete un'idea di quanti introiti fiscali produrrebbe un mercato legale della cannabis? La legge dice qualcosa su come andrebbero spese queste entrate?

Non so quante entrate si produrrebbero. La legge, nella sua versione finale, annuncia anche la possibilità di istituire una nuova tassa sulla cannabis con l'obiettivo di ridurre i rischi associati al consumo. Questo e molti altri aspetti contenuti nella legge saranno sviluppati nel 2017. Dall'altro lato, un CSC con 600 membri necessita di una squadra di 10-12 persone per restare aperto ogni giorno e quindi tutte queste persone vengono assunte dall'associazione e i loro stipendi contribuiscono alla Previdenza Sociale.

Cosa accadrà adesso? Cosa farà il governo spagnolo?

Speriamo che non faccia nulla, ma io penso che ci siano buone possibilità che porti la legge di fronte alla Corte Costituzionale e revochi la decisione del Parlamento Catalano.

Pensa che il modello dei club sociali possa essere applicato anche in altri paesi? Avete imparato qualche lezione che potete trasmettere agli attivisti di altri paesi?

I Cannabis Social Club sono un'idea creata dagli attivisti spagnoli ed è già stata esportata in altri stati europei e americani. In Spagna ci sono già svariate iniziative – per regolamentare il mercato della cannabis – in discussione nel Congresso Spagnolo ma la maggior parte non è chiara. Sono fiducioso che la cannabis sarà regolamentata nei prossimi anni, perché come mostrano gli studi, la maggioranza della società spagnola è a favore della regolamentazione dei CSC e, dall'altro lato, i fautori della riforma stanno lavorando duro – oltre ai circa 12,000 CSC esistenti in Spagna, esistono anche 15 federazioni di CSC e vari fautori della riforma, come GEPCA, Regulación Responsable, CFAC e RCN_NOK, continuano a proporre modelli di regolamentazione.

Ad oggi i CSC sono regolamentati soltanto in Uruguay e Catalogna, ho avuto il privilegio di partecipare ad alcuni dibattiti sulla legge sulla cannabis in Uruguay nel 2012, insieme al noto attivista Martin Barriuso e al Transnational Institute e ho avuto l'opportunità di conoscere come la questione è stata inclusa nella legge uruguaiana, aspetto molto interessante. Ogni paese ha le proprie leggi di cui tener conto, per cui il modello dovrebbe essere adattato. Si tratta di un movimento che non può essere fermato, perché la società sta strappando le politiche sulle droghe dalle mani di menti isteriche. E' importante sottolineare che il CSC è un modello associativo per consumo privato e no-profit. Questo significa che i suoi obiettivi devono essere comunitari e trasparenti. Raccomando di leggere le pubblicazioni di Tom Decorte e Vendula Belackova per saperne di più sui CSC. Come abbiamo ampiamente testimoniato, se i CSC non sono adeguatamente regolamentati e gestiti, si aprono le porte per cattive prassi. Il CSC è un modello perfetto per imparare e proporre una regolamentazione completa del mercato della cannabis.

Intervista di Peter Sarosi, originalmente pubblicata su Drugreporter.net

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