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L'adesione al Tribunale penale internazionale porterà giustizia?

Qualcuno è critico o scettico. Ma nonostante i limiti, il passaggio al Tribunale penale internazionale è pieno di potenzialità per i palestinesi alla ricerca di responsabilità e di un istituto che sia influente al di fuori dell'Africa.

by PILP

Il 2 gennaio 2015 la Palestina ha formalmente proposto le sue credenziali al Tribunale Penale Internazionale (International Criminal Court, ICC), che le ha prontamente accettate. L'ex procuratore tanto criticato dell'ICC, Luis Moreno Ocampo, aveva in precedenza respinto la Palestina in quanto Stato. Invece, l'attuale procuratore, Fatou Bensouda, aveva già chiarito nel mese di agosto 2014 che, grazie al cambiamento di status sancito dall'ONU, “la Palestina potrebbe ora aderire allo Statuto di Roma.”

Il giorno precedente, il 1° gennaio 2015, l'Autorità palestinese aveva presentato una dichiarazione ai sensi dell'articolo 12, comma 3 dello Statuto, in cui accettava la competenza del Tribunale a partire dal 13 giugno 2014 per i reati di cui all'articolo 5 dello Statuto di Roma, se commessi nei suoi territori.

E adesso?

E' probabile che l'esame preliminare del procuratore richiederà del tempo prima di capire quali saranno i prossimi passi del Tribunale penale internazionale.

L'ICC ha giurisdizione su tutti i crimini elencati nello Statuto di Roma. Sono inclusi i crimini di guerra. Di conseguenza, la dichiarazione ai sensi dell'articolo 12 (3) che è stata presentata dall'Autorità palestinese pone le basi per una giurisdizione retroattiva sui crimini di guerra che sono stati commessi nell'ambito dell'operazione militare di Israele Protective Edge, lanciata l'8 luglio 2014. Un'indagine completa potrebbe aiutare ad appurare la verità su cosa sia successo in questa recente guerra a Gaza, compresi i crimini che sono stati commessi da entrambe le parti del conflitto e gli individui da ritenere responsabili di tali crimini.

Ma oltre ai crimini di guerra di Gaza, lo Statuto di Roma attribuisce giurisdizione all'ICC anche su altri importanti crimini internazionali, comprese le deportazioni, le sparizioni forzate e l'apartheid.

Il crimine di deportazione: gli stati non possono deportare o trasferire parti delle loro popolazioni civili nei territori che occupano. Questo è considerato un crimine di guerra. Questo porta alla creazione di insediamenti israeliani nei territori palestinesi all'interno di aree che possono essere incluse nelle indagini del procuratore. Se consideriamo la Risoluzione 446 del 1979 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e il parere consultivo del 2004 della Corte Internazionale di Giustizia, sembra inevitabile che si tratti di una delle principali questioni oggetto di interesse del pubblico ministero.

Il crimine di sparizione forzata: una sparizione forzata ha luogo quando una persona viene arrestata, detenuta o rapita dallo Stato o da soggetti che operano per conto dello Stato, che poi negano che la persona sia stata trattenuta o nascondono il luogo in cui si trova, mettendola al di fuori della protezione della legge.

La sparizione forzata è un cosiddetto reato continuato. Questo significa che anche se la sparizione ha avuto inizio in passato, il reato continua ad essere commesso oggi. Ciò significa in sostanza che l'ICC è competente su tutte le sparizioni forzate che abbiano avuto luogo nei territori palestinesi e che restano irrisolte.

Il crimine di apartheid: l'ICC ha giurisdizione anche sul crimine di apartheid. Il reato di apartheid è definito dallo Statuto di Roma come tutti quegli “atti inumani di carattere analogo ad altri crimini contro l'umanità, commessi nel contesto di un regime istituzionalizzato di oppressione sistematica e di dominazione da parte di un'etnia su qualsiasi altra etnia o etnie e realizzato con l'intenzione di conservare tale regime.”

I vari inviati speciali delle Nazioni Unite hanno descritto la situazione in Cisgiordania come un regime di apartheid, riferendosi a una miriade di misure, tra cui gli insediamenti solo per ebrei, i posti di blocco militari, il muro, le strade separate per i cittadini palestinesi e un regime giuridico discriminatorio versoi palestinesi residenti nei territori occupati, compresa la Cisgiordania (con Gerusalemme Est) e Gaza.

Dal momento che questa situazione permane ancora oggi, il punto di partenza giurisdizionale del 13 giugno 2014 non è un ostacolo. Le relazioni dei due inviati speciali dovrebbero essere sufficienti per il procuratore dell'ICCper includere questo crimine nel suo esame preliminare della situazione palestinese. L'ICC potrebbe potenzialmente accusare i leader politici e i comandanti militari che sono considerati i mandanti del sistema di apartheid.

Gli oppositori di ogni parte

Gli oppositori del passaggio all'ICC provengono principalmente da Israele e dai suoi sostenitori, ma anche dalla Palestina e dai suoi sostenitori. Israele ha da tempo sollevato obiezioni all'inclusione nello Statuto di Roma di alcuni reati e - in linea con la critica di Israele si trovano quasi tutte le altre organizzazioni internazionali e agenzie – ha contestato l'imparzialità e indipendenza del Tribunale penale internazionale. Più di recente, i funzionari hanno affermato che tutti gli israeliani temono l'intervento dell'ICC, dal momento che sia gli uomini che le donne prestano servizio nelle forze armate israeliane e, secondo loro, tutti potrebbero essere accusati dall'ICC. Tali argomentazioni, oltre ad essere prive di fondamento, non tengono conto del fatto che il Tribunale penale internazionale indaga soltanto sui reati più gravi, commessi dai comandanti militari di alto rango e dagli alti funzionari governativi.

Nel frattempo, ci sono i commentatori filo-palestinesi che sostengono che il Tribunale penale internazionale sposterà l'attenzione dal problema principale verso le singole violazioni. Tali critiche tendono a concentrarsi esclusivamente sui crimini di guerra. Sembrerebbe ragionevole supporre che le singole violazioni a danno degli insediamenti, le sparizioni e l'apartheid siano il nucleo del problema.

E' anche importante riconoscere che, pur volgendosi al Tribunale penale internazionale, molti gruppi palestinesi potrebbero non essere troppo entusiasti che alcuni reati siano portati a conoscenza del pubblico ministero.

Critiche sostanziali all'intervento dell'ICC, come quelle poste da Mazen Masri, Noura Erakat e altri, riguardano il fatto che il Tribunale penale internazionale sia "politico" e che "possa realizzarsi una congiura contro i palestinesi in aula". Ne consegue quindi che qualunque aspettativa si possa avere riguardo all'intervento dell'ICC dovrebbe essere soppesata con una serie di capacità interne ed esterne e di sfide politiche affrontate dal Tribunale, tutti fattori che mettono alla prova la sua legittimità.

Si tratta di critiche legittime, e in effetti noi stessi abbiamo sollevato critiche analoghe sull'ICC. Tuttavia, ci si può anche aspettare che il Tribunale penale internazionale, che si trova ancora in una fase molto iniziale di dimostrazione di interesse verso qualcosa che vada oltre i crimini commessi in Africa, assuma presto il suo ruolo, così come originariamente inteso, di istituzione impegnata a porre fine all'impunità per i peggiori crimini internazionali.

Limiti e potenzialità dell'ICC

L'ICC ha dei limiti. Non può riportare in vita i civili, né può porre fine all'occupazione. L'ICC non può imporre il ritorno dei rifugiati e non può affrontare le questioni cruciali che riguardano l'autodeterminazione. Inoltre, il Tribunale penale internazionale non può considerare lo Stato di Israele responsabile, ma solo gli individui, e la sua competenza è limitata ai reati che hanno avuto luogo dopo il 13 Giugno 2014 (con l'eccezione di alcuni reati continuati cui si è accennato in precedenza). In breve, molte significative ingiustizie sono escluse dalla competenza di tale organismo giudiziario.

Tuttavia, ci sono anche delle potenzialità. L'ICC potrebbe essere un vero e proprio punto di svolta nell'impasse pluridecennale che esiste da quando è nato lo Stato di Israele, nel 1948, con la conseguente esclusione di diverse centinaia di migliaia di palestinesi che hanno perso le loro terre, case e mezzi di sussistenza.

Il Tribunale penale internazionale rappresenta un'istituzione a cui possono finalmente rivolgersi in primo luogo i familiari dei bambini palestinesi e degli adolescenti che quotidianamente, a detta delle forze di occupazione, scompaiono, e in secondo luogo tutti i palestinesi che vivono sotto un regime giuridico e militare che discrimina a livello strutturale.

Non si dovrebbe, tuttavia, restare semplicemente in attesa. Finché l'ICC non completa la sua indagine preliminare, è importante che chiunque sia interessato alla giustizia internazionale sostenga l'imparzialità dell'ICC. Inoltre, è importante fornire qualunque prova dei reati di cui si sia in possesso. Soprattutto, nessuno Stato dovrebbe interferire con l'ICC mentre un procuratore sta svolgendo un compito pericoloso relativo ad un'indagine su larga scala, con o senza la collaborazione di Israele o di qualunque altro soggetto.

Ci sono anche altre possibili ricadute. Nel corso di una recente intervista, Mustapha Barghouti ha chiarito che l'avvio delle indagini preliminari dell'ICC può potenzialmente rafforzare la campagna su Boicottaggio globale, Disinvestimento e Sanzioni che ha avuto notevole successo negli ultimi anni.

La giustizia sarà lenta, che arrivi dall'ICC o da qualsiasi altra istituzione. Ma deve essere considerato come un segnale incoraggiante che il Tribunale penale internazionale si interessi ai crimini commessi contro i palestinesi, cosa che Israele considera scandalosa.

Solo il tempo ci dirà se questo ottimismo è fondato o meno.

Collaboratori: Jeff Handmaker e Friederycke Haijer

Questo articolo è pubblicato anche su: Al-Araby al-Jadeed

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