Nuovi reclami sulla privacy contro la pubblicità online invasiva

Organizzazioni di 6 paesi hanno presentato oggi reclami alle autorità nazionali per la protezione dei dati sulle pratiche dannose dell’industria della pubblicità comportamentale che diffondono i dati personali online.

Nel 2018 e nel 2019 sono stati presentati simili reclami in altri 15 Paesi dell'UE, che richiedevano indagini immediate sui sistemi di offerta in tempo reale e l'applicazione delle norme UE sulla protezione dei dati.

I sistemi pubblicitari di offerte in tempo reale implicano la condivisione dei dati sensibili degli utenti senza il loro consenso (tra cui, ad esempio la cronologia di navigazione, le preferenze sessuali o le loro recenti posizioni) con centinaia, se non migliaia, di aziende online. Le aziende fanno poi offerte per quello spazio pubblicitario e il vincitore mostra il suo annuncio all'utente.

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La procedura di reclamo è stata coordinata da un consorzio composto da Civil Liberties Union for Europe (Liberties), Open Rights Group (ORG) e Panoptykon Foundation.

La dott.ssa Orsolya Reich, esperta di advocacy presso l'Unione delle libertà civili per l’Europa (Liberties), afferma: "L'offerta in tempo reale, che è il fondamento dell'industria della pubblicità online, è una violazione del diritto alla privacy delle persone. Il GDPR è in vigore dal 2018 proprio per dare alle persone una maggiore voce in capitolo su ciò che accade ai loro dati online. Oggi, sempre più gruppi della società civile dicono basta a questo modello di pubblicità invasiva e chiedono alle autorità di protezione dei dati di porre fine alle pratiche dannose e illegali che utilizza".

Il consorzio invita tutte le autorità nazionali competenti in materia di protezione dei dati ad analizzare all’unisono la questione dell’utilizzo del sistema delle offerte in tempo reale e ad unirsi all'indagine condotta dalle principali autorità di controllo in Irlanda e in Belgio.

È necessaria un'indagine congiunta

Sebbene alcuni dei reclami del 2018 e del 2019 siano stati presentati alle autorità capofila, il consorzio non è a conoscenza di alcuna significativa collaborazione o di azioni congiunte tra le autorità nazionali e le autorità capofila. In altre parole, i meccanismi di cooperazione e di coerenza previsti dal GDPR devono ancora essere pienamente attuati. In questo caso, è necessaria un'indagine congiunta, poiché le offerte in tempo reale funzionano allo stesso modo oltre confine e producono gli stessi effetti negativi in tutti gli Stati membri dell'UE.

Marianodelli Santi, esperto di politica e diritto dell'Open Rights Group (ORG), ha dichiarato: "Questi nuovi reclami dimostrano che il GDPR sta funzionando. I cittadini sono sempre più consapevoli dei loro diritti e chiedono un cambiamento. Spetta ora alle autorità sostenere questo processo e garantire che le norme siano applicate in modo adeguato e coerente contro i diffusi abusi nell'industria della tecnologia pubblicitaria".

Le organizzazioni e i paesi coinvolti in questa azione sono AsociatiapentruTehnologie si Internet (Romania) D3 - Defesa dos DireitosDigitais (Portogallo), GONG (Croazia), Global Human Dignity Foundation (Malta), Homo Digitalis (Grecia), Institute of Information (Cipro).

I paesi che hanno ricevuto reclami nel 2018 e nel 2019 sono: Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Francia, Germania, Ungheria, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Polonia, Spagna, Slovenia, Paesi Bassi, Regno Unito.

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