Rapporto ONU: La Spagna deve fare di più per combattere la discriminazione razziale

La Spagna ha accettato le 80 raccomandazioni formulate nel quadro della Revisione periodica universale (UPR) del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, volte a combattere la discriminazione, ma il paese deve fare di più.

Nel gennaio 2020, la Spagna è stata sottoposta al terzo ciclo del Universal Periodic Review (UPR - Revisione Periodica Universale) del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite. Ogni cinque anni, la UPR valuta i progressi degli Stati membri nella protezione dei diritti fondamentali e produce una serie di raccomandazioni allo Stato in esame. La Spagna ha ricevuto 275 raccomandazioni, proposte da 110 Stati.

A luglio 2020, durante la 44a sessione del Consiglio dei diritti umani, Cristóbal González-Aller Jurado, Ambasciatore e Rappresentante permanente della Spagna presso le Nazioni Unite, ha presentato un rapporto sulle raccomandazioni accettate dal governo e sulle misure da mettere in atto per dare seguito a tali raccomandazioni. Di 275 raccomandazioni, 252 sono state pienamente accettate, 13 saranno parzialmente introdotte e 10 sono state respinte.

La risposta al razzismo sistemico è insufficiente

Delle 252 raccomandazioni accettate dalla Spagna, almeno il 30% sono volte a mettere in atto misure per garantire il rispetto di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali delle minoranze, compresi i migranti, i Rom, i rifugiati e le persone di origine africana, e in particolare a porre fine ai controlli di polizia basati sul profiling razziale ed etnico.

Molte delle misure accettate sono già in fase di introduzione e quindi il Governo non ritiene necessario ridefinirle. Tuttavia, negli ultimi anni, diverse ONG hanno riferito che i controlli della polizia basati sull'etnia delle persone fermate, le intimidazioni e gli attacchi razzisti e i discorsi di odio rimangono un problema in tutto il paese.

Il rapporto Razzismo e la xenofobia durante lo stato di emergenza di Covid-19 in Spagna, pubblicato dal Decennio internazionale per le persone di origine africana in Spagna e da Rights International Spain (RIS), elenca più di 70 incidenti razzisti e casi di pratiche istituzionali discriminatorie avvenuti tra il 15 marzo e il 2 maggio 2020, il che dimostra come la crisi sanitaria abbia portato a un passo indietro nella lotta contro la discriminazione, nonostante fossero già in vigore misure e protocolli per prevenirla.

Per questo motivo, la legge sulla parità di trattamento e sulla non discriminazione che il Governo presenterà presto al Parlamento sarà completa solo se includerà, oltre all'approccio preventivo e al sistema di reati e sanzioni, un criterio comune per definire i reati e gli incidenti razzisti e riforme strutturali che possano effettivamente correggere le carenze del sistema spagnolo nella lotta contro la discriminazione razziale. Lo Stato dovrebbe anche introdurre dati statistici sulla composizione etnico razziale della popolazione per valutare la portata del razzismo e rivedere il materiale didattico per garantire che i libri di testo trattino i fatti storici riguardanti la schiavitù, la tratta degli schiavi e il colonialismo.

Tuttavia, sebbene molte raccomandazioni siano state accettate, la risposta della Spagna alla UPR esclude questioni di grande importanza, come la revisione della legge sui diritti e le libertà degli stranieri, in modo che sia più in linea con i diritti dei migranti e dei richiedenti asilo. Così facendo, il governo mantiene la disuguaglianza dei diritti per i diversi gruppi etnici per i prossimi cinque anni.

Il governo non riesce a proteggere i diritti dei lavoratori stranieri

Tra le raccomandazioni che sono state respinte, vale la pena di notare, in un momento di crisi sanitaria globale, che la Spagna rifiuta di ratificare la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie che protegge i diritti dei lavoratori migranti indipendentemente dalla loro situazione amministrativa.

Le gravi violazioni dei diritti subite dai lavoratori stagionali sono state denunciate dal Gruppo di esperti dell'ONU sulle persone di origine africana nell'agosto 2018 e da Philip Alston, relatore speciale dell'ONU per la lotta contro la povertà estrema e i diritti umani, durante la sua visita in Spagna nel febbraio 2020.

Tuttavia, il governo continua a rifiutare di ratificare il più ampio trattato internazionale sulle migrazioni e i diritti umani, in un momento in cui molti lavoratori stagionali subiscono violenti attacchi a causa delle voci secondo cui sarebbero responsabili delle epidemie del COVID-19.

Alternative alla detenzione dei migranti respinti

La Spagna ha anche rifiutato la possibilità di abolire ogni forma di detenzione di migranti e richiedenti asilo. Diversi organismi internazionali hanno dichiarato che la privazione della libertà per le persone che non hanno commesso un crimine è inumana e contraria ai diritti umani. Diversi studi e iniziative in altri paesi europei dimostrano che esistono alternative di successo alla detenzione dei migranti.

Ciononostante, il governo spagnolo continuerà a trattenere i migranti la cui situazione amministrativa è irregolare, ignorando sia le raccomandazioni delle procedure speciali del Consiglio per i diritti umani sia le richieste della società civile, continuando così una politica migratoria basata sul razzismo strutturale.

A proposito degli autori di questo articolo:

*Isabelle Mamadou è un'esperta dei diritti umani delle persone di origine africana.

*Esther Mamadou è un esperta di diritti umani e di migrazioni forzate.