Un anno contrastante per le libertà in Lituania

Nel 2018 abbiamo assistito ad un incremento della violenza contro le donne, dei limiti alla libertà dei media e dell’interferenza dello stato nelle nostre vite private. La resistenza pubblica ha contribuito a prevenire le conseguenze più negative.

Il governo prova a limitare la libertà dei media e di espressione

Lo scorso anno il Parlamento Lituano ha discusso varie bozze di modifica alla legge sulla Tutela del Consumatore. Questi emendamenti miravano a vietare la vendita di beni che “potenzialmente violano gli interessi della Repubblica di Lituania”, distorcendo presumibilmente i fatti storici. I divieti sarebbero stati probabilmente applicati ai libri e ad altre pubblicazioni.

Nelle sue osservazioni, lo Human Rights Monitoring Institute (HRMI) ha sottolineato che questo divieto costituisce un tentativo di fornire un’unica interpretazione “ufficiale” della storia lituana, contrariamente a quanto previsto dalla giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti Umani (Corte EDU). La Corte ha sottolineato la necessità di una discussione aperta sulle questioni storiche. Il Parlamento ha recepito tali osservazioni e ritirato le modifiche.

In seguito, il Ministero dell’Interno ha presentato degli emendamenti alla Legge sulla Protezione di VIP, per tutelare l’autorità della leadership del paese. Le modifiche avrebbero consentito ai membri del Dipartimento Protezione VIP di eliminare i fattori di rischio che avrebbero potuto impattare sull’autorità dei leader politici lituani.

HRMI ha sottolineato che le modifiche sono contrarie sia alla Costituzione del paese che ai trattati internazionali, prevedendo divieti generali di divulgazione delle informazioni che sono incompatibili con gli standard internazionali sulla libertà di espressione. La Corte EDU ha anche dichiarato che le restrizioni alla libertà di espressione devono essere formulate con precisione e interpretate in maniera restrittiva.

Anche il giornalismo indipendente è stato duramente colpito, con il Centro dei Registri lituani che ha interrotto la sua pratica di fornire dati ai giornalisti a scopo di informazione pubblica. L’indignazione pubblica si è concentrata sulla decisione del governo di non approvare un disegno di legge che avrebbe consentito ai giornalisti di ricevere informazioni dal Centro. Le registrazioni audio di questo incontro sono state distrutte.

Questa decisione ha ispirato un acceso dibattito pubblico e si è affermato che la registrazione audio è un documento di interesse pubblico. Varie centinaia di persone si sono riunite per difendere la libertà dei media di fronte alle sedi governative e l’accesso ai Registri è stato alla fine ripristinato.

Anche le libertà personali sotto attacco

In Lituania è stata presentata in Parlamento anche una nuova proposta di vietare l’aborto, durante la sessione primaverile. In base alla proposta, le donne dovrebbero portare a termine la gravidanza anche in caso di gravi malformazioni del feto.

Questa modifica renderebbe i medici responsabili di individuare una minaccia alla salute, o un possibile abuso sessuale ai danni delle donne che chiedono di abortire. Il che significa che i medici dovrebbero fornire un qualche tipo di prova di questi fatti, il che richiede tempo e può scoraggiare la pratica degli aborti. Questo colpirebbe soprattutto le donne con redditi più bassi, poiché le donne benestanti hanno la possibilità di andare all’estero ad abortire.

Il modo in cui la polizia tratta i sospetti di reati legati alla droga è un altro esempio di come le libertà personali sono minate in Lituania. Un intervento sproporzionato della polizia durante le incursioni nei locali notturni ha suscitato lamentele rispetto alla violazione della libertà personale e della privacy in questi casi.

Violenza domestica contro le donne sotto i riflettori

Cambiare l’atteggiamento pubblico nei confronti della violenza domestica è stato un argomento caldo in Lituania nel 2018. Come ha rivelato uno studio di HRMI, le donne vittime di violenza più difficilmente riconoscono la violenza economica e sessuale, che è più legata ai tradizionali ruoli di genere. Lo studio ha rivelato anche che molte donne hanno avuto esperienze negative con gli specialisti che dovrebbero aiutarle e molte sono state anche incolpate nonostante fossero vittime.

Una persona su due in Lituania pensa ancora che le donne vittime di violenza sapessero in che tipo di relazioni stessero entrando e la stessa percentuale pensa che siano state le stesse donne a provocare la violenza. Support Them, una campagna di sostegno realizzata alla fine dello scorso anno, ha cercato di attirare l’attenzione sul fatto che la violenza contro le donne non è un problema individuale, bensì sociale, che richiede la comprensione non solo da parte della polizia, degli specialisti e dei professionisti dell’assistenza, ma della società nel suo complesso. Il Presidente lituano, Dalia Grybauskaitė, ha presentato quest’anno al Parlamento la proposta di ratificare la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione della violenza contro le donne.

Infine, possiamo prendere atto che nessuna di queste iniziative di introdurre divieti è stata supportata dal punto di vista legale. Le proteste pubbliche durante tutto l’anno dimostrano che le persone sono tutt’altro che indifferenti e impotenti di fronte alla limitazione dei diritti umani. Sentirsi responsabili di noi stessi e degli altri ci aiuterà ad affrontare altre sfide ai diritti umani in futuro.