'Valori cristiani' prima dei diritti umani: Lituania discute il divieto di aborto

Per l'ennesima volta la Commissione Diritti Umani del Parlamento Lituano discute se vietare l'aborto. La proposta non prevede eccezioni nemmeno quando ci siano gravi rischi per il feto. I proponenti sostengono di promuovere i valori cristiani.

Non è la prima volta

La proposta di vietare l'aborto è di nuovo sull'agenda parlamentare, calendarizzata nella sessione primaverile. Nonostante l'opposizione pubblica e le proteste popolari, il disegno di legge ogni anno riesce a farsi spazio nell'agenda della Commissione Diritti Umani del Parlamento.

I membri del Parlamento promotori della Legge sulla Protezione della Vita nella Fase Prenatale del 2013 ancora una volta provano a limitare i diritti delle donne per quanto riguarda la gestione del loro corpo.

Appellandosi ai valori cristiani e alla morale pubblica, i promotori ignorano le preoccupazioni delle ONG per le violazioni di diritti umani. Se le modifiche venissero approvate, il Parlamento diventerebbe giudice nelle situazioni in cui le donne decidessero legittimamente se portare a termine una gravidanza o meno.

Il divieto di aborto avrebbe un impatto negativo sulla salute e sulla vita delle donne, mentre il partito al potere giustifica tale decisione con il fatto che i tassi di natalità sono eccezionalmente bassi in Lituania – per cui viene considerato necessario promuovere l'aumento delle nascite.

Zbignev Jedinski, parlamentare del partito di minoranza polacco LLRA e tra i promotori del disegno di legge, ha dichiarato:

"La Chiesa sostiene la nostra legge, la Chiesa e i credenti fanno parte della società. Perché non dovremmo chiedere la loro opinione? Ma noi la pensiamo allo stesso modo. Ci sono molti movimenti contro questa legge, movimenti che sono illegali, ma fanno parte della società e hanno il diritto di esprimere le proprie opinioni. Non sono mai stato nell'Arcidiocesi, ma sono un credente e questa legge non va contro le mie opinioni.”

Quindi, anche se in Lituania non c'è una religione di stato, il partito al potere, nel tentativo di approvare una legge che viola i diritti umani, spesso fa riferimento ai valori dei credenti.

Due eccezioni?

Il disegno di legge prevede che una donna dovrebbe partorire in qualunque caso, anche quando c'è un'alta probabilità che il bambino abbia gravi problemi di salute. E' come dire alle donne di creare un legame emotivo con il feto durante la gravidanza, anche se il bambino non dovesse sopravvivere.

A dire il vero, il legislatore ha previsto due eccezioni al divieto: primo, quando la gravidanza rappresenta un rischio per la salute della donna; secondo, quando ci sono ragionevoli motivi di pensare che la donna abbia subito una violenza sessuale.

Tuttavia, tali eccezioni sono discutibili, poiché in entrambi i casi – salute della donna in pericolo o violenza sessuale – occorrono tempo e prove. Nonostante i rischi, tale legge alimenterebbe le paure dei medici e li dissuaderebbe dall'interrompere una gravidanza anche quando ci fossero motivi ragionevoli per credere che il feto potrebbe avere dei problemi o che la donna sia stata vittima di violenza.

In caso di violenza sessuale, emergerebbero ulteriori difficoltà per via della difficoltà di portare questi fatti all'attenzione delle forze dell'ordine – la polizia continua a preferire non registrare tali eventi e le indagini preliminari sono rare.

Problema resterebbe irrisolto

E' molto improbabile che i tentativi di vietare l'aborto ne riducano i numeri – le donne provenienti dalle classi sociali più benestanti si recherebbero in altri paesi per accedervi, perché la legge non prevede responsabilità in questo caso.

Questo non solo aumenterebbe il divario tra donne ricche e donne meno abbienti, ma aumenterebbe anche il “mercato nero” degli aborti, cosa che rappresenterebbe un grave rischio per la vita, la salute e il benessere psicologico delle donne. Anche le ragazze minorenni subirebbero l'esclusione sociale, poiché sarebbero costrette a portate avanti gravidanze indesiderate.

Serve più attenzione all'integrazione dell'educazione di genere nelle scuole, che tocchi tutti gli argomenti riguardanti i diritti riproduttivi, il diritto alla vita, la programmazione familiare e la contraccezione. Pur riconoscendo che il modo migliore per ridurre il numero di aborti sia l'educazione sessuale, i parlamentari che hanno presentato il disegno di legge continuano a difendersi dietro alla “volontà di Dio” e ai sermoni della Chiesa, senza prestare la giusta attenzione a studiare una soluzione sistematica del problema.

L'aborto viene ancora stigmatizzato, o addirittura considerato un omicidio, per questo il partito al potere continua a fare appello agli elettori più conservatori. Se questa modifica venisse approvata, le donne si ritroverebbero bloccate in un circolo vizioso, dove la possibilità di controllare il proprio corpo, anziché essere riconosciuta come un diritti umano e una libera scelta, sarebbe sostanzialmente annullata.