I filtri sugli upload sono tornati, ma noi siamo ancora fermamente contro

I filtri automatici sugli upload. Ti dice qualcosa? Ricordi il dibattito sulla direttiva sul diritto d’autore, che in parte riguardava i filtri obbligatori per la protezione del lavoro creativo dei titolari dei diritti? Ora sono tornati.

Liberties insieme ad altre organizzazioni per i diritti fondamentali e digitali sostengono che il filtraggio crea un ambiente in cui le persone non hanno accesso a determinate informazioni. Il filtraggio è un tipo di censura automatizzata e preventiva che viene fatta in nome della protezione di valori specifici, come il diritto d’autore, la protezione dei bambini da contenuti dannosi, o la rimozione del discorsi di odio per proteggere i gruppi vulnerabili della nostra società.

Tuttavia, ci sono diversi problemi con il filtraggio obbligatorio dei contenuti. Qui analizziamo i due più importanti.

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I filtri sugli upload sono strumenti decisionali automatizzati creati per il riconoscimento e il blocco dei contenuti. Bloccano i contenuti sulla base di un algoritmo. Tuttavia, non sono in grado di identificare le differenze linguistiche o culturali o di valutare accuratamente il contesto delle espressioni. I loro programmi sono troppo semplici e ci sono diversi casi in cui i video sono stati bloccati per motivi sbagliati.

Questi strumenti decisionali automatizzati sono programmati per riconoscere schemi e modelli. Eseguono la scansione dei file audio e video e bloccano i contenuti se vi è una corrispondenza con altri contenuti, come ad esempio i diritti di autore, materiale pedopornografico o contenuti legati al terrorismo. Sebbene possano essere molto accurati, non identificano il contesto e l’impatto che i contenuti possono avere sul pubblico.

Tutti noi vogliamo che i nostri governi ci proteggano dalle attività illegali, come i discorsi di odio o i contenuti terroristici online; tuttavia, il software di riconoscimento automatico dei contenuti non risolverà alcun problema nella nostra società. L’automazione sarà e deve essere utilizzata, ma non su base obbligatoria e non senza una revisione umana.

Privatizzazione dell’autorità giudiziaria

L'altro problema dei filtri sugli upload obbligatori è che richiedono alle imprese private di risolvere complesse questioni di diritti fondamentali, ad esempio distinguere tra la libertà di espressione protetta e violazione del diritto d'autore, tra contenuti dannosi, disinformazione o contenuti terroristici.

Questa soluzione non fa altro che scaricare la responsabilità per risolvere i problemi delle nostre società sulle aziende di Internet, come motori di ricerca, piattaforme di condivisione video o social network. Le stesse, però, non dispongono delle risorse e delle conoscenze necessarie per risolverli.

E non si tratta solo della loro competenza in questo settore, ma va anche contro il loro modello di business. Per queste aziende la tutela dei diritti fondamentali non è una priorità. Se devono scegliere tra i loro interessi commerciali e la tutela della libertà di espressione, chiaramente scelgono la prima: bloccare qualsiasi contenuto che possa comportare il minimo rischio di essere sanzionati.

Il controllo dei contenuti da parte di queste aziende mette seriamente a repentaglio la libertà di espressione e di informazione, in quanto ostacola ai singoli l’esercizio e l’attuazione del diritto alla libertà di espressione.

Non vogliamo sacrificare i nostri diritti fondamentali per una falsa sicurezza. I filtri sugli upload obbligatori sono evitabili se vogliamo evitare di sopprimere la libertà di informazione e la libertà di espressione.