“Diritto all'oblio” di nuovo sotto i riflettori in Polonia

Alcuni contenuti visualizzati dalla funzione di riempimento automatico di Google potrebbero violare la privacy, così come i suggerimenti di ricerca nelle varie pagine dei risultati.
Contenuti indesiderati possono comparire non soltanto nelle pagine dei risultati di ricerca – ma possono essere suggeriti anche dalla funzione di riempimento automatico di Google.

L'Helsinki Foundation for Human Rights (HFHR) di recente ha seguito un ricorso sulla privacy on line contro il motore di ricerca Google. Quando il ricorrente scriveva il suo nome, come lui stesso ha dichiarato, la funzione di riempimento automatico di Google e i risultati di ricerca restituivano suggerimenti contenenti dati sensibili su di lui.

Commento insensibile

Jan Novak* è un pubblico ufficiale molto noto localmente per il suo lavoro. Molti anni fa, un quotidiano popolare aveva pubblicato un articolo online su un caso riguardante il suo lavoro. Sotto l'articolo, un lettore aveva lasciato un commento che rivelava informazioni molto personali sulla vita privata di Novak.

Il commento non era in alcun modo legato al contenuto dell'articolo e in nessun modo riguardava la vita professionale di Novak e il suo ruolo pubblico. Un link a quel commento è diventato presto uno dei risultati più popolari facendo una ricerca con il nome Jan Novak. Inoltre, usando la funzione di riempimento automatico o di “ricerche correlate”, i suggerimenti di Google rimandavano a informazioni personali contenute nel commento.

Sebbene il commento sia stato rimosso dal sito del giornale, la funzione di riempimento automatico di Google continuava a trovarlo. Dopo che l'avvocato di Jan Novak, che fa parte di HFHR e ha assunto l'incarico pro bono, ha contattato il giornale, quest'ultimo ha accettato di rimuovere il commento dal sito e il link non compare più nei risultati di ricerca su quel sito.

Eppure, nonostante la cancellazione dell'informazione dal sito originario, il motore di ricerca Google trovava e mostrava ancora il commento da questa fonte quando si provava a fare una ricerca sul nome Jan Novak.

Nessun tipo di azione legale è stata più intrapresa dopo che l'avvocato di Novak ha contattato l'ufficio di Google in Polonia e l'azienda ha rapidamente rispettato la richiesta di Novak di eliminare tutti i contenuti generati dall'algoritmo del browser.

Google di nuovo sotto i riflettori

Non è la prima volta che viene sollevata una controversia per via dei risultati di ricerca che violano il diritto alla privacy. In un noto caso riguardante il motore di ricerca Google, la Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha stabilito che la tutela della privacy e dei dati personali può in alcuni casi giustificare la cancellazione di alcuni siti web dai risultati di ricerca. Questa sentenza ribadisce il cosiddetto “diritto all'oblio.”

Il caso seguito da HFHR dimostra che i contenuti generati dagli algoritmi del motore di ricerca, come il riempimento automatico, possono violare anche il diritto alla privacy.

* - Il nome è di fantasia.