Ascesa e caduta della direttiva sulla conservazione dei dati

La Corte di giustizia dell'Unione europea ha annullato la cosiddetta direttiva sulla conservazione dei dati. È interessante notare come, nel 2013, la stessa Corte abbia condannato la Svezia ad un pagamento di 3 milioni di euro per il suo ritardo nel recepimento di questa direttiva. Allora la COrte aveva stabilito che un ritardo nella trasposizione rischiava di avere conseguenze dannose per l'interesse pubblico e privato

Nel caso in esame, le domande di pronuncia pregiudiziale sono state depositate presso la Corte di giustizia dell'Unione europea dalla Corte Suprema irlandese e dal Tribunale Costituzionale austriaco. Il caso irlandese è stato sollevato da Digital Rights Ireland, un'organizzazione che difende i diritti fondamentali digitali. Il caso austriaco ha trovato il sostegno, tra gli altri , di 11.000 cittadini austriaci.

La direttiva sulla conservazione dei dati è stata adottata al fine di prevenire gravi reati, in particolare legati alla criminalità organizzata e al terrorismo. La Corte di giustizia dell'Unione europea ha stabilito oggi che l'interferenza con i diritti fondamentali dovuta all'attuazione di questa legislazione europea è troppo ampia.

Nel parere sul caso, avvocato generale Cruz Villalon ha anche concluso che l'applicazione della direttiva sulla conservazione dei dati è inconciliabile con le disposizioni della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e con la necessità di tutelare il diritto alla privacy.

Nella sua sentenza, la Corte ha rilevato che i dati conservati sulla base delle norme in discussione sono in grado di fornire informazioni precise sulla vita privata degli utenti, sulle abitudini della vita quotidiana, il luogo di residenza, le relazioni sociali e gli ambienti frequentati.

Anche se la Corte di giustizia afferma che la conservazione stessa può essere giustificata dalla necessità di combattere la criminalità e tutelare la sicurezza pubblica, adottando la direttiva sulla conservazione dei dati delle istituzioni dell'UE hanno attraversato il confine stabilito dal principio di proporzionalità. La Corte ha sottolineato che la direttiva non garantisce che l'ingerenza nella privacy sia sufficientemente circoscritta, limitata a quanto strettamente necessario per conseguire gli obiettivi di cui sopra.

Tra le altre cose, la direttiva non garantisce che i dati siano infatti utilizzati solo per combattere la criminalità più pericolosa. Inoltre, sull'accesso ai dati non vi è alcun controllo giurisdizionale. La direttiva non prevede garanzie che impediscano gli abusi, ad esempio l'uso di dati in modo non autorizzato. Infine, non stabilisce l'obbligo di conservare i dati nel territorio dell'Unione europea.

Secondo Dorota Głowacka, esperta della Helsinki Foundation for Human Rights, con sede a Varsavia: "Tutti i problemi evidenziati dalla Corte si riflettono sulla legge polacca sulle telecomunicazioni e sulla conservazione dei dati. Le norme attuali consentono un accesso piuttosto libero a questi dati da parte di diverse agenzie e potrebbero favorire abusi. La HFHR ha da tempo sottolineato la necessità di cambiare la legge su questi aspetti. Abbiamo ipotizzato, tra l'altro, l'introduzione di un meccanismo efficace di controllo esterno dell'uso dei dati conservati, la necessità di creare un elenco esaustivo dei reati gravi per i quali i soggetti autorizzati saranno in grado di utilizzare questo strumento, o l'introduzione dell'obbligo di informare la persona ai cui dati si accede".

In Polonia, ormai da qualche tempo, le disposizioni della direttiva hanno sollevato preoccupazioni legate, per esempio, alla vasta gamma di situazioni in cui la polizia e le altre agenzie possono richiedere ai gestori dati di rendere disponibili i dati delle telecomunicazioni. In linea di principio, questo dovrebbe poter accadere solo di fronte ai reati più gravi. La prassi, tuttavia, si è discostata da queste premesse. Questo accade ad esempio perché non c'è sufficiente controllo sulle richieste fatte dalle forze di polizia e dalle altre agenzie, il tema della distruzione dei dati non è stato disciplinato correttamente, ed infine perché è spesso un problema stabilire il numero esatto di richieste.

Tuttavia, non è solo la portata dell'uso dati relativi alle telecomunicazioni che è preoccupante. Il problema sta anche nella mancanza di garanzie per proteggere i cittadini da possibili abusi. Questo appare chiaramente ad esempio nel caso di Bogdan Wróblewski . Nel 2013, il signor Wróblewski, allora giornalista per un quotidiano polacco, ha vinto una causa che ha fatto giurisprudenza, sulla tutela degli interessi personali contro l'ufficio anticorruzione centrale. Il giudice ha deciso l'acquisizione da parte dell'ufficio anticorruzione dei tabulati telefonici del giornalista e di altri dati relativi alle telecomunicazioni fosse avvenuta illegalmente. Nel corso del dibattito organizzato dalla Helsinki Foundation for Human Rights lo stesso direttore del l'ufficio anticorruzione centrale ha ammesso che nel caso del sig Wróblewski c'ero stati degli abusi.

"La sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea avrà indubbiamente influenza sulla sentenze del Tribunale costituzionale polacco. Il Tribunale sta attualmente valutando la costituzionalità delle disposizioni della legge sulle telecomunicazioni sulla conservazione dei dati. L'interpretazione basata sul diritto alla privacy e sul principio di proporzionalità deve assolutamente trovare riscontro nella decisione del Tribunale" , dice Adam Bodnar, Vice Presidente della Helsinki Foundation for Human Rights.

Finora, le leggi sulla conservazione dei dati sono state dichiarate incostituzionali in Germania, Romania e Repubblica Ceca.