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Carabinieri condannati per il caso Cucchi ma sfuggono alla condanna per tortura

Il 14 novembre 2019 si è pronunciata la Corte d’Assise di Roma condannando due carabinieri a 12 anni di reclusione per l’omicidio preterintenzionale di Stefano Cucchi.

di Italian Coalition for Civil Liberties and Rights

di Ludovica Mancini

Per la motivazione sarà necessario attendere il tempo di deposito ma ciò non toglie che la Corte ha certamente ritenuto che il ragazzo sia morto per le percosse subìte all’interno della Caserma dei Carabinieri.

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Ripercorrendo brevemente la vicenda si evince che Stefano Cucchi venne arrestato nella notte del 15 ottobre 2009 con l’accusa di cessione di sostanze stupefacenti (una modesta quantità). Successivamente venne accompagnato presso la caserma dei carabinieri dove accusò i primi malori. Intervenne il 118 ma alla fine dell’intervento Stefano rifiutò il ricovero. Venne operata una perquisizione domiciliare che non sortì effetti di sorta.

Venne poi portato in Tribunale per l’udienza di convalida dell’arresto e lì condotto nelle celle del piano sotterraneo. Il giudice dispose la custodia cautelare nel carcere di Regina Coeli.

Come muore Stefano Cucchi

Stefano Cucchi riportò lesioni personali quali politraumatismo, escoriazioni sul dorso delle mani, cinque lesioni in corrispondenza della tibiale sinistra, altre piccole escoriazioni e infrazione della quarta vertebra sacrale. Lui riferì di “essere caduto dalle scale” ma le lesioni riportate non sono compatibili con tale versione. La famiglia sospettò – non potrebbe essere altrimenti – un pestaggio ad opera delle forze di polizia coinvolte (carabinieri e polizia penitenziaria).

Successivamente venne portato al pronto soccorso dell’ospedale Fatebenefratelli di Roma dove rifiutò il ricovero e successivamente alla sezione carceraria dell’ospedale Pertini. Gli vennero effettuati degli esami, praticato un cateterismo vescicale, prescritta una generica indicazione a idratarsi e praticata una qualche terapia di sostegno.

Il 22 ottobre Stefano venne trovato morto nel suo letto: provarono a praticare un massaggio cardiaco inutilmente. Al primo processo vennero rinviati a giudizio tre agenti di polizia penitenziaria, sei medici e tre infermieri dell’ospedale Pertini di Roma mentre un secondo processo vide imputati per omicidio preterintenzionale inizialmente i tre carabinieri che avevano eseguito l’arresto insieme ad altri due per calunnia e falso, e successivamente le indagini individuarono altri tre carabinieri accusati di falso ideologico.

I fatti del caso suggeriscono che Stefano Cucchi è stato torturato

Allo stato attuale, nel primo processo uno dei medici è stato assolto mentre per gli altri il reato di omicidio colposo è caduto in prescrizione, ma ciò non toglie che Stefano Cucchi avrebbe potuto essere con noi oggi se non vi fosse stato, secondo quanto sostenuto dalla pubblica accusa e confermato dalla Corte d’Assise di Roma (nel secondo processo), un pestaggio con conseguente trattamento inumano del ragazzo. Il caso, così come è stato raccontato da uno dei carabinieri presente la sera dell’arresto, sembra integrare perfettamente la fattispecie di reato prevista dall’art. 613 bis c.p.

Si tratta dell’articolo inserito nel codice penale dalla legge che il 14 Luglio 2017 ha introdotto il reato di tortura in Italia. Questa legge ha lo scopo di fornire supporto legale a persone che sono soggette a violenze o minacce, o hanno sofferto la crudeltà o dolore fisico acuto, mentre erano sotto custodia. La pena subisce inoltre un aumento qualora i fatti di cui sopra siano commessi da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o in violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio.

Il carabiniere testimonia su quello che è successo veramente

Ebbene il carabiniere superteste che ha deciso di testimoniare contro i suoi colleghi, ha affermato che il 15 ottobre del 2009, Cucchi si rifiutò di sottoporsi al foto-segnalamento e di farsi prendere le impronte digitali, così iniziò a battibeccare con uno dei carabinieri. Quest’ultimo si voltò e colpì Cucchi con uno schiaffo violento in pieno volto. Poi lo spinse e l’altro carabiniere diede a Cucchi un forte calcio con la punta del piede all'altezza dell'ano. L’azione proseguì e Cucchi venne spinto con violenza provocandone una caduta a terra sul bacino, poi sbatté anche la testa; infine mentre Cucchi era in terra uno dei due gli diede un calcio in faccia

È evidente come i due aggressori fossero pubblici ufficiali che si trovavano in ragione del loro ufficio ad avere in custodia Stefano, come è altresì evidente che il ragazzo è stato sottoposto ad un vero e proprio pestaggio riconducibile alle acute sofferenze fisiche di cui parla l’art. 613 bis c.p..

I carabinieri non possono essere giudicati colpevoli di tortura retroattivamente, ma dovranno comunque affrontare la giustizia

L’Art. 13 della Costituzione, comma 3 sancisce che “è punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà”.

In Italia nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso. Poiché la legislazione non era in vigore quando Stefano Cucchi è stato picchiato e morto, i carabinieri in questione non possono essere processati per il reato di tortura.

Nonostante ciò la procura ha ritenuto di rinviare a giudizio i Carabinieri per omicidio preterintenzionale riconducendo comunque, le azioni commesse, all’interno di una fattispecie di reato.

Possiamo sperare che, dopo l'approvazione di questa legge, se una tragedia di questo tipo dovesse ripetersi, i responsabili saranno ritenuti pienamente responsabili. Ma possiamo anche sperare che la legge funga anche da deterrente e che le forze dell’ordine iniziano a trattare i sospetti innanzitutto come esseri umani.