Monitoraggio UE

Violenza della polizia è un problema serio in Belgio, anche a causa dei giudici

L'indifferenza di alcuni giudici belgi nei confronti di casi riguardanti l'uso illegale della forza da parte della polizia è un problema ricorrente che contribuisce a far continuare gli abusi.

di David Morelli
Il 20 luglio 2017 la Corte Europea dei Diritti Umani (Corte EDU) ha emesso due sentenze di composizione amichevole nei confronti di cittadini belgi.

Di cosa si tratta? Dopo anni di procedimenti, lo stato belga ha finalmente riconosciuto che due persone coinvolte in due casi diversi e indipendenti tra loro, sono state sottoposte a brutalità da parte della polizia e hanno subito trattamenti inumani e degradanti, in violazione della Convenzione Europea dei Diritti Umani.

Nonostante gli abusi, i tribunali belgi hanno ignorato a lungo le denunce delle vittime benché queste fossero fondate e ben documentate. Lo stato, dopo aver negato per anni, per evitare una nuova condanna da parte di una corte internazionale e per sfuggire al disonore e all’imbarazzo che ciò avrebbe causato, alla fine ha preferito chiudere la faccenda pagando una cifra consistente.

Pagare il prezzo

Non è la prima volta, infatti, che una corte europea condanna l'uso della forza e l’impunità della polizia in casi che coinvolgono il Belgio. Nel ben noto casoBouyid v. Belgio, la Grande Camera della Corte EDU ha preso di mira le autorità belghe a causa di alcune criticità, condannando operazioni di polizia che erano state considerate perfettamente legittime dai giudici belgi, inclusa la Corte di Cassazione.

Ma il Belgio non sembra avere imparato la lezione. Lo stato (e quindi i contribuenti) ora sta pagando un prezzo molto elevato per questo. Sul piano finanziario, dopo anni di procedimenti e nella totale indifferenza verso le lamentele delle vittime, il Belgio dovrà risarcire una vittima con 185.000 euro e le altre con 15.000 euro.

Ma la cosa più importante, in termini di reputazione internazionale, è che questi casi fanno sì che il Belgio venga inserito nell’infame elenco dei paesi che tollerano l'impunità (almeno fino a quando un tribunale internazionale non li costringe a fare qualcosa a riguardo).

E’ tempo di mettere fine all’impunità

La Lega Belga dei Diritti Umani (LDH) è intervenuta in uno di questi due casi al fine di informare la Corte circa le difficoltà che le vittime di abusi della polizia si trovano ad affrontare nel rivendicare i loro diritti dinanzi ai giudici belgi. In questa occasione, LDH ha redatto un amicus curiae con lo scopo di informare la Corte su questo tema e sui principali ostacoli normativi e pratici che le vittime si trovano ad affrontare. Una sintesi dell’amicus curiae è disponibile nell'home page del sito di LDH.

Questi casi dimostrano che in Belgio l'uso illecito della forza (per motivi razziali in uno dei casi) e l’atteggiamento compiacente di alcuni giudici, è un problema attuale. È tempo che lo stato metta fine all'impunità di coloro che danneggiano le forze di polizia, attraverso misure concrete quali una maggiore regolamentazione e formazione degli agenti di polizia e dei giudici.