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Ungheria: Parlamento Europeo chiede al governo di ritirare legge contro le ONG e attiva procedura Articolo 7

Ieri il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che potrebbe determinare sanzioni da parte dell’UE al governo ungherese, per aver violato i valori fondamentali dell’UE: democrazia, diritti umani e stato di diritto.

di Israel Butler
Tra le altre cose, la risoluzione chiede al governo di ritirare la legge contro le ONG, il che rappresenta una vittoria per Liberties. La risoluzione ha anche attivato l’articolo 83 del regolamento parlamentare, che potrebbe determinare sanzioni all’Ungheria ai sensi del meccanismo previsto dall’Articolo 7. Sarebbe la prima volta che tale articolo viene applicato.

Cos’è la regola 83?

L’Articolo 7 del trattato UE consente di sanzionare il governo di un paese membro qualora questi violi uno dei diritti fondamentali UE. Ma la strada da percorrere è lunga prima che i governi possano andare incontro alla prospettiva di una sanzione. Tutto viene deciso dai governi nazionali all’interno del Consiglio dell’Unione Europea. L’Articolo 7(1) consente ai governi di stabilire se c’è stata una grave violazione dei valori UE. E l’Articolo 7(3) consente ai governi di votare sulle sanzioni.

L’Articolo 7 potrebbe essere attivato dalla Commissione, da un gruppo di governi, o dal Parlamento Europeo. Questo significa che ognuno di questi attori ha il potere di mettere l’Ungheria nell’agenda del Consiglio, invocando formalmente l’Articolo 7. Ed è a questo punto che entra in gioco la regola 83. L’articolo 83 del Parlamento Europeo descrive il processo che consentirebbe agli europarlamentari di segnalare l’Ungheria al Consiglio per l’attivazione della procedura dell’Articolo 7.

Cosa accade dopo?

Il Parlamento Europeo svolge gran parte delle sue attività attraverso delle commissioni che trattano specifiche politiche. La Regola 83 prescrive alla Commissione Libertà Civili, Giustizia e Affari Interni di elaborare un progetto di risoluzione che attivi formalmente l’Articolo 7. Questa bozza di risoluzione viene poi votata dal Parlamento. Per essere approvata, occorre una maggioranza di due terzi dei parlamentari. A giudicare dal modo in cui si è votato ieri, sembrerebbe che la votazione sia vicina.

Se il voto è favorevole, viene attivato l’Articolo 7(1). Questo significa che i governi all’interno del Consiglio discuteranno dell’Ungheria e in seguito si esprimeranno sul considerare i valori UE a rischio di grave violazione o meno. Prima che sia possibile applicare delle sanzioni, i governi dovranno votare sull’Articolo 7(2). Questa è la parte difficile, perché richiede unanimità tra i governi e il governo polacco, anch’esso impegnato in un processo di indebolimento dello stato di diritto, probabilmente proteggerebbe il governo ungherese.

E quindi?

La risoluzione è stata approvata con una netta maggioranza: 393 voti a favore, 221 contrari, 64 astenuti. I parlamentari del partito al governo in Ungheria, Fidesz, sono schierati con il più ampio gruppo politico nel Parlamento Europeo, il Partito Popolare Europeo (PPE). Finora il PPE aveva ampiamente difeso Fidesz dalle critiche all’interno del Parlamento, sia bloccando che rinviando le risoluzioni. Il voto è una dimostrazione delle divisioni all’interno del PPE, con sempre più parlamentari della coalizione che manifestano disagio nell’essere associati a un governo che esprime continuo disprezzo nei confronti dei diritti, della democrazia e dello stato di diritto. Gli eurodeputati del PPE che volevano esprimersi liberamente sull’Ungheria hanno ottenuto l’autorizzazione ad esprimere un voto libero e quasi in 70 hanno votato a favore della risoluzione, mentre circa 40 si sono astenuti.

Anche se i governi nazionali non sanzionassero il governo ungherese, la questione potrebbe diventare complicata a Bruxelles. I governi e gli eurodeputati si trovano a dover collaborare con i loro pari di altri paesi per non essere ignorati quando si negoziano nuove leggi o politiche. Essere etichettato come un soggetto che viola diritti potrebbe allontanare potenziali alleati, cosa che indebolirebbe l’influenza dell’Ungheria nelle politiche europee.

Cosa ha fatto Liberties?

L’11 aprile Liberties ha lanciato una petizione su Avaaz.org per chiedere al Parlamento Europeo di approvare una risoluzione in cui sollecita il governo ungherese a ritirare il disegno di legge che definirebbe le ONG agenti stranieri. Insieme all’Hungarian Civil Liberties Union e all’Hungarian Helsinki Committeee, ci siamo rivolti ai diversi gruppi politici, tra cui i leader del PPE, per spiegare la situazione in Ungheria. Abbiamo anche convinto le ONG a Bruxelles ad includere la nostra richiesta al Parlamento Europeo in una dichiarazione pubblica sostenuta da oltre 500 ONG europee. Inoltre abbiamo preparato un parere legale, insieme allo European Centre for Not-for-Profit Law, spiegando in che modo il disegno di legge anti-ONG, se dovesse essere approvato, violerebbe la normativa UE. E infine abbiamo presentato raccomandazioni dettagliate ai parlamentari su cosa includere nella loro risoluzione.

Come siamo arrivati fin qui?

Da quando è salito al potere nel 2010, il Primo Ministro ungherese Orbán sta facendo a pezzi la democrazia. Ha assunto il controllo dei media pubblici e ha azzittito le critiche di quasi tutte le più grandi compagnie private di mezzi di comunicazione attraverso la minaccia di multe, tasse punitive o attraverso la chiusura. Ha messo al riparo il suo governo dagli attacchi legali spingendo verso una nuova Costituzione, imbavagliando la Corte Costituzionale con i suoi alleati politici ed espropriandola di alcuni dei suoi più ampi poteri. E per tutto il tempo ha continuato a riempire le tasche dei suoi amici ai vertici del mondo imprenditoriale ungherese attraverso un sistema politico profondamente corrotto.

Con la sua ultima mossa, il governo ungherese ha approvato una legge volta a chiudere la Central European University e in seguito ha rivolto la sua attenzione alle ONG impegnate sui temi dei diritti umani, dell’ambiente e della lotta alla corruzione. Il governo ha presentato una proposta di legge che ricorda quella russa contro le ONG che obbligherebbe quelle che ricevono più di 23,000 euro all’anno di donazioni dall’estero a dichiarare pubblicamente di essere finanziate dall’estero. Il governo aveva già iniziato a stigmatizzare queste ONG definendole “organizzazioni agenti”. L’attacco di Orbán alle ONG è un tentativo di azzittire una delle poche voci rimaste in piedi in grado di criticare le sue leggi e politiche che violano le norme europee sui diritti umani.

Le ONG sono essenziali per la democrazia, i diritti umani e lo stato di diritto. Contribuiscono a garantire che i governi non violino la legge e rispettino i diritti dei cittadini. Informano l’opinione pubblica su come le autorità stanno usando i propri poteri e spendendo i propri soldi. E aiutano i cittadini a organizzarsi per parlare ai propri rappresentanti con una voce unica.