Monitoraggio UE

Rapporto GRETA su tratta e sfruttamento dei migranti in Italia

Un gruppo di esperti sollecita le autorità italiane a intervenire per ridurre la vulnerabilità dei migranti irregolari al traffico di esseri umani.

di Andrea Li

Nel suo settimo rapporto generale, il Gruppo di esperti sulla lotta alla tratta di esseri umani (GRETA) ha provato a valutare l'implementazione delle disposizioni contenute nella Convenzione sulla lotta alla tratta di esseri umani relativamente alla sfruttamento sul lavoro nell'UE.

I dati sul tema aiutano a comprendere se gli stati membri rispettano i loro obblighi e forniscono ulteriori informazioni sulle vittime e su come combattere la tratta di esseri umani.

Sfruttamento sul lavoro

Il GRETA è stato istituito ai sensi dell'Articolo 36 della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla lotta alla tratta di esseri umani per monitorare l'implementazione della Convenzione tra i firmatari. Il GRETA è composto da 15 membri che ne fanno parte a titolo individuale e sono indipendenti e imparziali nell'esercizio delle loro funzioni.

Nel suo 7° Rapporto Generale, il GRETA mette in luce le problematiche legate alla tratta allo scopo di sfruttamento lavorativo. Questo tema è stato scelto come uno dei focus tematici per via della preoccupazione espressa dal GRETA riguardo al mancato rispetto degli obblighi della Convenzione e per il fatto che molte delle vittime di traffico di esseri umani non sono state neanche identificate come tali e non è stato garantito loro l'accesso all'assistenza e alla protezione.

La sentenza è un contributo importante per la normativa sui diritti umani in Europa, perché riconosce le forme di coercizione alla base della tratta a scopo di sfruttamento sul lavoro. Inoltre, i risultati del GRETA suggeriscono che molti tribunali nazionali non comprendono appieno la gravità dello sfruttamento lavorativo o il nesso con il traffico di esseri umani.

La situazione in Italia

Nel rapporto sull'Italia, il GRETA ha osservato che la detenzione delle vittime di tratta a scopo di sfruttamento lavorativo è stata particolarmente pesante per via delle dimensioni dell'economia informale in alcuni settori e per l'alto numero di migranti irregolari che ci lavorano, in particolare nei settori agricolo, edilizio e dell'industria tessile.

Di conseguenza, il GRETA sollecita le autorità italiane a intervenire per ridurre la vulnerabilità dei migranti irregolari alla tratta e le esorta a realizzare un approfondimento della ricerca sulle implicazioni della legge sull'immigrazione per l'identificazione e la protezione delle vittime di tratta e a intraprendere azioni penali nei confronti dei responsabili.

Il GRETA suggerisce inoltre di istituire o rafforzare politiche e programmi efficaci per ridurre il traffico di esseri umani, in particolare per le persone più vulnerabili alla tratta. La vulnerabilità allo sfruttamento e alla tratta deriva da una combinazione di fattori, molti dei quali sono strutturali e collegati alle politiche economiche, del lavoro e dell'immigrazione.

In Italia la legge 199 del 29 ottobre 2016 “Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo” ha modificato l'articolo 603 bis del Codice Penale, stabilendo una pena tra 1 e 6 anni di carcere (fino a 8 anni se il lavoratore è vittima di violenza o minacce) e una multa tra i 500 e i 1000 euro per ogni lavoratore.

La legge ha introdotto anche la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche e la confisca obbligatoria di denaro, beni e profitti. I lavoratori che sono vittime di reati ai sensi di questa legge possono richiedere e ottenere un risarcimento dal fondo statale contro la tratta.

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