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Caso di guida in stato di ebbrezza, nuova condanna all’Italia per tortura

La sentenza di Strasburgo ha stabilito che l'Italia non è stata in grado di dimostrare che l'uso della forza da parte di agenti di polizia contro una donna sospettata di guidare sotto l’effetto dell’alcool fosse legittima.

di Federica Brioschi

La Corte Europea dei Diritti Umani (Corte EDU) ha emesso un'altra sentenza contro l'Italia per violazione dell'articolo 3 della Convenzione sui Diritti dell'Uomo, che proibisce la tortura.

Violenza alla stazione di polizia

Il caso riguardava il maltrattamento, da parte della polizia municipale di Benevento, di Tiziana Pennino, una donna di 43 anni. Il 2 aprile 2013 Pennino è stata fermata dalla polizia perché sospettata di guidare sotto l’effetto dell'alcool. Gli agenti hanno cercato di sottoporla al test dell’etilometro, ma ciò non è stato possibile perché era troppo alterata.

La donna è stata portata alla stazione di polizia, dove le è stato negato di usare il telefono per chiamare la sua famiglia per far sapere dove si trovava. Quando ha cercato di afferrare un telefono, gli ufficiali l’hanno ammanettata, spezzandole un dito e causandole lividi in diverse parti del corpo.

Ad un'indagine medica effettuata dopo la sua permanenza presso la stazione di polizia il suo stato psicologico è risultato estremamente fragile: soffre di disturbi post-traumatici da stress, depressione e di un disordine mentale che, in momenti di particolare stress, le provoca sbalzi d'umore.

L’onere della prova

Quando si provocano danni a una persona mentre è sotto custodia della polizia, l'onere della prova resta al governo che deve "fornire una spiegazione soddisfacente e convincente sulle circostanze in cui le lesioni sono state causate e motivare se l’uso della forza è stato reso strettamente necessario dal comportamento del ricorrente ". A questo proposito, la Corte ha rilevato che le giustificazioni avanzate dal governo non erano sufficienti.

La mancanza di giustificazioni è anche legata all'assenza di un'indagine completa sul caso che stabilisse esattamente ciò che è avvenuto presso la stazione di polizia. A dimostrazione di ciò, l'inchiesta penale contro i poliziotti è stata interrotta senza far luce chiaramente sugli eventi e sulle loro circostanze e senza dunque determinare se la forza utilizzata dagli agenti fosse o meno legittima.

D'altra parte, è stata invece sollevata una procedura penale contro la signora Pennino che ha ricevuto una sospensione condizionale della penadi 28 giorni di reclusione per aver causato danni fisici ad un agente di polizia. Il procedimento contro di lei per resistenza ad un ufficiale di polizia, offesa a pubblico ufficiale e guida sotto l’effetto dell'alcool, è stato sospeso con messa alla prova, con l’obbligo di svolgere lavori socialmente utili.

La sentenza

La Corte EDU ha dichiarato che "c’è stata violazione dell'articolo 3, sia sotto il profilo sostanziale che procedurale" a causa del trattamento subito dalla ricorrente e della mancanza di un'indagine di polizia. La Corte le ha pertanto riconosciuto il risarcimento per danni morali pari a € 12.000 e un importo di € 8.000 per coprire tutti i costi e le spese.

Patrizio Gonnella, presidente dell’Associazione Antigone e della Coalizione Italiana per le libertà e Diritti civili, membri di Liberties, denuncia le molteplici violazioni della CEDU da parte dell'Italia: "Il fatto che l'Italia continui a violare i diritti umani è indecente e costoso. Ciò che la sentenza ha messo in luce, è che i maltrattamenti possono verificarsi in qualsiasi organismo di polizia e che le autorità giudiziarie non prestano sufficiente attenzione alle accuse di maltrattamento attuato dagli organi di polizia ".

Altri ricorsi per violazione dell'articolo 3 (relativi ai casi di Bolzaneto e Asti) da parte delle autorità italiane sono ancora pendenti alla Corte EDU.