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Concluso il processo Operazione Condor: 8 ergastoli, 19 assoluzioni

Si è concluso il processo a decine di leader politici e militari sudamericani accusati di sequestri di persona, torture e omicidi. La sentenza: 8 ergastoli, 19 assoluzioni.

di Federica Brioschi
Graffiti a Buenos Aires, per chiedere giustizia per le vittime della Guerra Sporca (Foto: Soman/CC)
La scorsa settimana, a 18 anni dall'avvio, si è finalmente concluso il caso Operazione Condor (noto anche come Piano Condor). 33 persone erano state accusate di aver avuto un ruolo nella brutale campagna di torture e omicidi in tutto il Sud America.
La mattina del 17 gennaio, il Pubblico Ministero Tiziana Cugini ha chiesto 27 ergastoli e un'assoluzione (alcuni tra i 33 accusati sono morti durante le lunghe indagini) per il reato di omicidio plurimo aggravato. La stessa sera, la Corte di Assise di Roma ha deciso la sentenza finale: 8 ergastoli e 19 assoluzioni.

Cos'era l'Operazione Condor?

L'Operazione Condor era una strategia elaborata durante gli anni '70 e '80 da governi e servizi di intelligence delle dittature militari sudamericane di Cile, Paraguay, Uruguay, Brasile, Bolivia e Argentina, tutti regimi repressivi che hanno pianificato di uccidere i loro oppositori.

I loro ufficiali della sicurezza orchestrarono una campagna di persecuzioni, rapimenti, sequestri, torture e omicidi. Tutto questo venne realizzato con il consenso della CIA.

Il processo

Il processo fu avviato grazie alle pressioni delle famiglie dei desaparecidos e si è tenuto in Italia grazie alla legge internazionale che consente a uno stato di processare (anche in absentia) persone accusate di reati contro l'umanità, anche nel caso in cui gli eventi siano avvenuti fuori dai confini. Il punto è che ci deve essere un collegamento tra il paese che avvia il processo e il crimine. In questo caso, il collegamento tra i reati e l'Italia sta nel fatto che alcune delle vittime erano cittadini italiani.

Si è trattato di un processo molto importante, non solo da un punto di vista giudiziario, ma anche dal punto di visto politico: infatti, dopo quello in Argentina, è il secondo processo nel mondo ad aver affrontato apertamente la questione degli ex- regimi militari del Sud America.

Il processo ha coinvolto centinaia di testimoni, compresi membri dei sindacati e associazioni delle famiglie provenienti da Uruguay, Cile e Bolivia, oltre che da alcune regioni italiane come Emilia Romagna e Calabria.

I condannati

I condannati all'ergastolo erano funzionari di alto rango nei rispettivi paesi:

  • Luis Garcia Meda Tejada è stato il presidente della Bolivia dal 1980 al 1981; Luis Arce Gomez, generale, ha guidato il Dipartimento II dell'intelligence dello Stato Maggiore e poi è stato ministro dell'Interno;
  • Juan Carlos Blanco è stato ministro degli Esteri dell'Uruguay;
  • Hernan Ramirez Ramirez ha svolto un incarico di primo piano in Cile; Valderrama Ahumada è stato colonnello dell'esercito cileno;
  • Francisco Rafael Cerruti Bermudez, è stato presidente del Perù dal 1975-1980; Pedro Richter Prada è stato generale di divisione ed ex primo ministro del Perù; German Luis Figeroa era capo dei Servizi del Perù.

Tra gli assolti, figura Jorge Nestor Troccoli Fernandez, che attualmente risiede in Italia e che quindi è stato l'unico processato non in absentia.

Le reazioni

"La sentenza rende giustizia ai tanti desaparecidos vittime delle dittature sudamericane e aggiunge un nuovo elemento alla verità storica che, a volte con grande fatica, è stata fatta su quanto accadde,” ha dichiarato Patrizio Gonnella, presidente della Coalizione Italiana sulle Libertà e i Diritti Civili (CILD).

Molte delle organizzazioni che sono membri di CILD, come Progetto Diritto, si sono costituite parti civili e hanno avuto un ruolo fondamentale nel processo. Arturo Salerni, avvocato di Progetto Diritti, ha commentato la sentenza:

"Il processo Condor ha reso possibile continuare a scavare nel passato per cercare giustizia per tutte le vittime dei regimi oppressivi, per dar voce a tutte le famiglie degli scomparsi e per affermare che le violazioni dei diritti umani e i crimini contro l'umanità non possono essere nascosti per sempre. Chi si batte per il rispetto dei diritti civili e sociali, sa che esiste un filo indistruttibile tra gli eventi del passato e le brutalità che oggi vengono commesse in molte parti del mondo: vecchi e nuovi desaparecidos.”

Molti sono rimasti delusi dalla sentenza, tuttavia, perché se gli alti ufficiali sono stati condannati, gli esecutori materiali sono rimasti impuniti.