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Corte di Cassazione rifiuta di consegnare un indagato alla Romania

La Corte di Cassazione ha impedito l'esecuzione di un Mandato di Arresto Europeo per via del rischio di trattamento inumano e degradante in Romania.

di Federica Brioschi
Corte di Cassazione Italiana
Il 31 ottobre 2016 la Corte di Cassazione Italiana ha impedito l'esecuzione di un Mandato di Arresto Europeo, che prevedeva la consegna di un cittadino rumeno alla Romania, per via delle condizioni di detenzione del paese.

La Corte di Cassazione aveva già bloccato l'estradizione a giugno per via della mancanza di una valutazione del rischio di violazioni, da parte del paese richiedente, dell'articolo 3 della Convenzione Europea sui Diritti Umani (CEDU), che vieta i trattamenti e le pene inumani e degradanti.

La Corte di Appello di Catanzaro aveva quindi presentato richiesta di informazioni alle autorità rumene. Dopo aver ricevuto queste informazioni, la Corte di Appello aveva emesso una nuova ordinanza per dare attuazione al Mandato di Arresto Europeo.

A rischio in Romania

Ma un attento esame delle informazioni fornite dalla Romania ha rivelato che esse sono incomplete e imprecise per quanto riguarda la situazione legale del cittadino in questione. Per via di questo, la Corte di Cassazione ha bloccato nuovamente l'esecuzione del mandato.

In particolare, la Corte di Cassazione ha fatto riferimento a una sentenza del 2016 della Corte di Giustizia Europea (CGUE), secondo la quale un Mandato di Arresto Europeo deve essere rinviato se ci sono “prove di un rischio concreto di trattamento inumano e degradante di persone detenute nello Stato Membro in cui il mandato è stato emesso.”

Il rischio può essere valutato attraverso documenti ufficiali, comprese le sentenze della Corte Europea dei Diritti Umani e i rapporti di organismi internazionali. Il paese che deve eseguire il mandato deve chiedere informazioni e chiarimenti al paese che lo ha emesso.

Nella sentenza citata, la CGUE ha sottolineato che, per stabilire il rischio per la singola persona di cui si chiede l'estradizione, le informazioni richieste devono riguardare la situazione della persona in questione e non soltanto il sistema penitenziario in generale.

Una sentenza del 2016 della Corte di Giustizia Europea è alla base della decisione della Corte di Cassazione Italiana di rinviare l'esecuzione del mandato di arresto.

Alla luce di questo, la Corte di Cassazione ha ritenuto che le informazioni fornite dalle autorità rumene non fossero sufficienti ad evitare un possibile rischio di violazione dell'Articolo 3 della CEDU, e ha deciso di rinviare l'esecuzione del mandato finché non saranno fornite ulteriori informazioni.