Monitoraggio UE

Corte di Strasburgo: Italia viola (di nuovo) Articolo 3 della CEDU

La Corte Europea dei Diritti umani ha ritenuto l'Italia nuovamente colpevole di violazione dell'Articolo 3 della Convenzione sui Diritti Umani, che vieta la tortura e i trattamenti e le pene inumani e degradanti.

di Federica Brioschi

Tre nuove sentenze della Corte Europea dei Diritti Umani (Corte EDU) riscontrano di nuovo violazioni da parte dell'Italia dell'articolo 3, uno dei più importanti della Convenzione sui Diritti Umani (CEDU). Le tre sentenze riguardano tre diversi fatti avvenuti in due contesti e momenti diversi: la caserma di Bolzaneto durante il summit del G8 di Genova nel 2001 e il carcere di Asti nel 2004. Il stato italiano dovrà risarcire i ricorrenti per oltre 4 milioni di euro.

Il G8 di Genova

I fatti di Genova che hanno portato a una sentenza di condanna possono essere distinti in due eventi diversi: l'assalto alla scuola Diaz nella notte del 21 luglio 2001 e i fatti avvenuti alla caserma di Bolzaneto.

Nell'aprile 2015 la Corte EDU si era già espressa sul ricorso presentato da Arnaldo Cestaro, che era alla Diaz la notte dell'assalto, riconoscendogli un risarcimento da parte dello stato italiano. Il punto cruciale della sentenza era la chiara condanna della condotta delle forze dell'ordine, relativamente alla quale era stata riscontrata la violazione dell'articolo 3 della CEDU, che vieta la tortura e i trattamenti inumani e degradanti. La Corte ha anche criticato l'inadeguatezza della legge italiana, che a quel tempo non includeva il reato di tortura nel codice penale e questo determinava vari limiti al perseguimento di accuse così gravi.

Nel giugno 2017, la Corte EDU ha condannato l'Italia una seconda volta per gli stessi fatti perpetrati dalle forze dell'ordine nella scuola Diaz di Genova. Nella sentenza, che sostanzialmente si rifa al caso Cestaro, la Corte ripropone le stesse preoccupazioni per la mancanza di una legge che punisca il reato di tortura.

Nell'ultima sentenza (del 26 ottobre 2017), la Corte EDU tratta i casi che hanno avuto luogo nella caserma di Bolzaneto, dove i manifestanti arrestati durante i disordini del G8 hanno subito abusi da parte delle forze di polizia e dei medici. Dopo aver analizzato i fatti, la Corte ha riscontrato una violazione dell'articolo 3 e non per trattamenti inumani e degradanti, ma per il reato più grave: la tortura.

Nella sentenza, la Corte EDU riconosce gli sforzi fatti dai tribunali nazionali per portare avanti le indagini nonostante la mancanza di cooperazione da parte delle forze di polizia. Tuttavia, la Corte sottolinea che l'esistenza di limitazioni e la mancanza del reato di tortura all'epoca del processo (la Corte ha sottolineato, infatti, che nel frattempo tale reato è stato introdotto nel codice penale) ha lasciato impuniti molti dei responsabili.

Il caso Asti

Nel 2004, due detenuti del carcere di Asti, Claudio Renne e Andrea Cirino, sono stati brutalmente picchiati da alcuni agenti della polizia penitenziaria. I fatti sono emersi solo in seguito ad un'altra indagine. Le violenze erano sistematiche e accadevano soprattutto di notte: i detenuti sono stati picchiati, sottoposti a privazione del sonno, dell'acqua e del cibo. In pieno inverno, sono stati lasciati rinchiusi completamente nudi nelle cosiddette 'celle lisce', senza finestre e riscaldamento. Sono stati più volte costretti a bere dal bagno. Renne è stato rinchiuso in quella cella per due mesi.

Anche in questo caso, la Corte EDU ha riscontrato che i maltrattamenti subiti dai ricorrenti costituiscono tortura, vietata dall'articolo 3 della CEDU. Come nel precedente caso, la Corte ha ritenuto che i tribunali nazionali hanno fatto tutto ciò che era possibile per verificare i fatti e hanno riconosciuto la responsabilità degli autori; tuttavia, la mancanza del reato di tortura nel codice penale ha impedito di punirli. La corte ha anche sottolineato che il fatto che i poliziotti coinvolti non siano stati sospesi dal servizio durante le indagini e il processo potrebbe aver scoraggiato, tramite minacce o intimidazioni, le denunce da parte di altre persone che potrebbero aver subito maltrattamenti.

Reazioni

“Le sentenze di oggi dimostrano ancora una volta l'impunità che ha caratterizzato l'Italia negli ultimi anni”, ha scritto Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, organizzazione membro di Liberties. “Per troppi anni nel nostro paese non c'è stato modo di avere giustizia e, ancora una volta, abbiamo dovuto attendere una sentenza europea”.

Di recente l'Italia è stata sottoposta all'esame periodico da parte del Comitato ONU contro la Tortura, al quale Antigone ha presentato un rapporto indipendente.