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L'Italia aspetta ancora il reato di tortura

L'Italia da tempo non ottempera al suo obbligo di punire penalmente la tortura. Il presidente di Antigone commenta l'ennesimo stallo della legge in Parlamento e sottolinea l'importanza di rompere il circolo della violenza.

di Corallina Lopez Curzi
Da troppo tempo l'Italia non ottempera ai suoi obblighi in tema di prevenzione e repressione della tortura. Nonostante il fatto che il dovere di punire penalmente la tortura sia inequivocabile in molti trattati internazionali.

L'inottemperanza dell'Italia

Tra i trattati più rilevanti figurano la Convenzione ONU contro la Tortura del 1984 e la Convenzione Europea sui Diritti Umani del 1953, entrambe ratificate dall'Italia. Ma l'obbligo si fonda anche sulla più importante legge italiana. L'articolo 13 della Costituzione infatti contiene l'unico dovere costituzionale di sanzione penale – vale a dire, l'obbligo di perseguire penalmente la tortura.

L'inottemperanza del legislatore italiano nell'introdurre il reato di tortura è stata condannata in varie occasioni dagli organismi internazionali, comprese alcune recenti sentenze della Corte Europea dei Diritti Umani (come nei casi Saba e Cestaro) e gli sviluppi più recenti sul caso di tortura di due detenuti nel carcere di Asti.

Eppure, nonostante i vari tentativi fatti nel corso degli anni e le pressioni esercitate da associazioni della società civile come Antigone, l'ennesima proposta di legge sull'introduzione del reato di tortura è ancora lontana dall'essere approvata, essendo bloccata in Parlamento da mesi.

Che ne è stato della tanto attesa legge sulla tortura?

Il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella, ha commentato in una recente intervista: “La proposta di legge sull'introduzione del reato di tortura è bloccata dalla scorsa primavera, quando la Camera l'ha approvata e trasmessa all'esame del Senato. Negli ultimi mesi la “melina” - vale a dire la tecnica ostruzionista usata in alcuni sport per rallentare la partita (per esempio tenendo il possesso palla affinché l'avversario non possa segnare) – è tornata in auge. Il dibattito è stato ancora una volta anestetizzato e bloccato. C'è questo vecchio e perdurante cliché – che, come tutti i cliché, è falso – secondo cui il reato di tortura danneggia la polizia. Nulla è più lontano dalla realtà: il reato di tortura tutela tutti quei poliziotti e carabinieri che svolgono il loro lavoro seguendo la legge.”

Gonnella, oltre a sostenere che non si può prevenire la tortura se non c'è un reato che la persegue, chiedendone quindi la rapida adozione, mette in evidenza anche il preoccupante fatto che il testo al momento in discussione è stato significativamente indebolito nel corso del dibattito parlamentare.

Per esempio, le versioni più recenti interpretano il crimine come generico anziché specifico dei pubblici ufficiali. Ciò che serve, conclude Gonnella, è una “rivoluzione culturale” che metta in primo piano l'importanza di difendere gli individui contro qualunque abuso di potere da parte dello stato, di cui la tortura è senza dubbio una delle manifestazioni più odiose.

Quanto tempo ci vorrà prima che la legge diventi realtà, Italia?

Firma la petizione di Antigone per sollecitare l'introduzione del reato di tortura nel codice penale.