Technologie e Diritti

Migranti maltrattati per soddisfare le richieste dell'UE

Un nuovo rapporto di Amnesty International descrive come le autorità italiane hanno maltrattato i migranti per obbligarli a rilasciare le impronte digitali e ottemperare alla richiesta UE di identificare il 100% dei migranti in arrivo.

di Federica Brioschi
Migranti arrivano in un centro di registrazione e identificazione in Italia. (Foto: Vito Manzari)
Il rapporto, "Hotspot Italy: How EU’s flagship approach leads to violations of refugee and migrant rights," è stato respinto dalle autorità italiane.

In base alle Regole di Dublino, i richiedenti asilo devono avviare la procedura di richiesta nel paese di arrivo. Questo significa che sui paesi ai confini dell'Europa (in particolare Italia e Grecia) grava il peso maggiore di portare avanti questo procedura e di prestare assistenza a tutti i richiedenti asilo, che non possono lasciare il paese in cui hanno presentato la richiesta.

Tra il 2013 e il 2015, l'Italia non è stata in grado di identificare tutti i migranti che volevano presentare richiesta di asilo in un altro paese, come la Germania, l'UE ha così provato a trovare una soluzione al problema.

'100% di registrazioni'

Nel maggio 2015, la Commissione Europea ha dato origine all'approccio hotspot, nell'intento di arrivare ad un “tasso di identificazione del 100%” nel paese di arrivo, sostenendo che i centri di registrazione hotspot consentono alle autorità di identificare più facilmente i migranti e di distinguere chi è richiedente asilo da chi deve essere rimandato nel paese di origine.

I migranti vengono trattenuti nei cosiddetti hotspot finché non vengono registrati e identificati dalle autorità italiane.

Gli hotspot sono stati istituiti in Italia con la promessa dell'UE di ricollocare la maggior parte dei rifugiati. In seguito, tuttavia, i paesi UE non sono riusciti a trovare un accordo sul sistema delle quote e hanno iniziato a chiudere i confini. Ma gli hotspot sono rimasti in piedi.

“L'approccio hotspot non è stato un'idea italiana,” si legge nel rapporto di Amnesty.

Seguendo le linee guida UE, le autorità italiane hanno iniziato ad applicare metodi più coercitivi per ottenere le impronte digitali dei migranti. Sebbene “non ci sia dubbio che la stragrande maggioranza dei poliziotti porta avanti il suo lavoro in maniera impeccabile,” si legge nel rapporto di Amnesty, “alcuni applicano un uso eccessivo della forza e un trattamento crudele, inumano e degradante, o addirittura la tortura.”

“Nel tentativo di arrivare al 100% delle identificazioni, “l'approccio hotspot ha spinto le autorità italiane a superare i limiti di quanto è consentito dalla normativa internazionale sui diritti umani.”

Reazioni

Il rapporto è stato ampiamente condiviso dalla società civile, ma le forze di polizia e le autorità italiane lo hanno respinto duramente, sostenendo che è stato “scritto a Londra e non in Italia.”

In risposta, varie associazioni della società civile, tra cui Antigone e CILD, hanno rilasciato con ADIF una dichiarazione in sostegno al rapporto di Amnesty.

Speriamo che le autorità italiane indaghino sulle accuse di maltrattamenti che hanno avuto luogo sul territorio italiano.