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Il “divieto del velo” è discriminatorio per la Corte Costituzionale Bulgara?

Il Bulgarian Helsinki Committee, partner di Liberties, ha scritto una lettera aperta alla garante bulgara, chiedendole di rinviare alla Corte Costituzionale il divieto di indossare veli che coprano totalmente o in parte il volto.

di Bulgarian Helsinki Committee
Margarita Ilieva, direttore del Programma di Difesa Legale del Bulgarian Helsinki Committee (BHC), ha scritto una lettera aperta alla garante bulgara, sollecitandola a chiedere la verifica di legittimità costituzionale della legge approvata di recente dal paese.

A fine settembre, la Bulgaria è diventata l'ultimo paese a vietare di indossare il velo in pubblico. La legge è stata definita dai media come “divieto nazionale di indossare il burqa.”

Islamofobica e sessista

BHC ritiene che tale divieto sia discriminatorio perché colpisce in maniera sproporzionata le donne mussulmane. Non rispetta la Costituzione nazionale, la normativa internazionale sui diritti umani e gli standard posti dalle istituzioni e organizzazioni internazionali. Secondo gli scienziati sociali, questo divieto è il presupposto per la radicalizzazione delle comunità mussulmane.

Ilieva definisce la legge islamofobica e sessista in quanto, da un lato, colpisce in maniera sproporzionata i mussulmani più di qualunque altra comunità; dall'altro lato, riguarda soltanto le donne. Il divieto dà la possibilità allo stato di interferire in maniera sproporzionata con la vita personale e la privacy.

BHC ritiene che il divieto violi sia la normativa nazionale che internazionale. (Foto: Patrick Denker)

Negando la sovranità personale di queste donne, lo stato gioca il ruolo del loro guardiano, credendo di saper meglio di loro come dovrebbero vestirsi e ignorando la loro volontà. Queste donne dovrebbero essere libere di vestirsi come preferiscono, nella piena espressione della loro identità.

La legge è in contrasto con la raccomandazione del Consiglio d'Europa secondo cui i divieti indiscriminati non sono accettabili, così come con le posizioni delle organizzazioni internazionali e la Strategia per la lotta alla radicalizzazione e al terrorismo 2015-2020, approvata dal governo bulgaro.

Radicalizzazione

In conclusione, la Ilieva ricorda che, secondo gli scienziati sociali, tali divieti emarginano i mussulmani e alimentano la radicalizzazione anziché prevenirla. L'isolamento sociale e l'esclusione, lo status o le esperienze negative degli immigrati, così come l'emarginazione di gruppi particolari di cui un individuo fa parte sono tutti fattori di radicalizzazione.

Quindi, incitando sentimenti anti-mussulmani e reprimendo i mussulmani, è probabile che la legge generi scontri tra gruppi differenti all'interno della nostra società. Per attirare sempre più seguaci, le organizzazioni terroristiche sostengono che le società occidentali opprimono e discriminano i mussulmani.

E questa legge non fa che avvalorare le loro parole.