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Fermi e perquisizioni in Spagna e Francia: stesso problema, risposte giudiziarie diverse

Mentre la Corte di Cassazione francese ha fatto appello agli standard europei per combattere la discriminazione, i tribunali spagnoli non sono in grado di andare oltre la presunzione di verità delle testimonianze della polizia.

di Cristina de la Serna Sandoval
Image: Elentir (flickr.com)
I fermi della polizia motivati dal profiling etnico (ossia quando la polizia ferma le persone sulla base del loro aspetto e non per quello che hanno fatto) sono una realtà in tutta Europa.

I vari casi di contenzioso strategico riguardanti le pratiche della polizia di questo genere portate in tribunale in Spagna e in Francia hanno messo sotto esame i sistemi giudiziari dei due paesi.

Il fallimento della Spagna

Se da una parte dei Pirenei l'esame è stato superato con onore, gli organismi giudiziari e amministrativi spagnoli sono capitolati di fronte a queste pratiche discriminatorie da parte della polizia.

I casi arrivati nei tribunali francesi e spagnoli sono così simili che è impossibile non metterli a confronto. In Francia, 13 ragazzi, tutti neri dall'aspetto nordafricano, hanno riferito di essere stati fermati dalla polizia esclusivamente sulla base delle loro sembianze fisiche. Sono stati coinvolti nei meccanismi della macchina giudiziaria, che ha ascoltato le loro testimonianze oltre a quelle dei testimoni dei fermi, secondo i quali non c'era nessun motivo perché la polizia fermasse queste persone se non il loro aspetto etnico.

Nel caso si fa riferimento anche ad una serie di rapporti di organizzazioni internazionali e statistiche che dimostrano che l'uso da parte della polizia del profiling etnico è un problema diffuso in Francia.

In Spagna, un ragazzo di origini pachistane ha presentato ricorso contro il Ministero degli Interni dopo essere stato fermato da un agente della Polizia Nazionale che si è giustificato dicendo al ragazzo, “Ti sto chiedendo i documenti perché sei nero, tutto qui.

La prova presentata era simile a quella presentata in Francia: i rapporti di organizzazioni nazionali e internazionali così come le statistiche che dimostrano che le persone che fanno parte di minoranze hanno più probabilità di essere fermate dalla polizia. Una testimonianza firmata è stata presentata da una persona che si trovava con il ricorrente al momento del fermo e che dichiara di aver sentito la “spiegazione” offerta dall'agente (il testimone cita esplicitamente le conseguenze della falsa testimonianza).

Questo caso ha rappresentato un'occasione storica per i tribunali spagnoli per ribaltare il loro giudizio sul caso Rosalind Williams, in cui la stessa Corte Costituzionale aveva stabilito che il riferimento alle caratteristiche etniche come base per i fermi della polizia non significasse discriminazione nel contesto del controllo dell'immigrazione.

Anche l'organizzazione che supporta il contenzioso strategico in entrambi i paesi è la stessa: l'Open Society Justice Iniziative (insieme a SOS Razzismo Catalunya nel caso spagnolo), per cui possiamo presumere che gli argomenti legali utilizzati in entrambi i casi fossero simili.

Sentenze molto differenti

Nonostante la somiglianza dei due casi, delle evidenze fornite e degli argomenti utilizzati, le risposte dei tribunali sono state molto diverse.

La Corte di Cassazione francese – dopo una lunga battaglia legale – si è espressa in favore di tutti i ricorrenti, ritenendo che i fermi cui sono stati sottoposti da parte della polizia fossero illegali.

Nel frattempo, in Spagna la Corte Costituzionale ha respinto il ricorso (sulla base di una presunta mancanza di rilevanza costituzionale) sulla precedente sentenza della Corte Suprema Nazionale che aveva assolto il Ministero degli Interni dopo che il ricorrente gli aveva fatto causa per non averlo risarcito.

Inversione dell'onere della prova

La grande differenza nelle risposte dei sistemi giudiziari nei due paesi può in gran parte essere attribuita alle rispettive posizioni riguardo a uno degli strumenti chiave previsti dalla legge europea per combattere efficacemente la discriminazione: l'inversione dell'onere della prova.

Per chi non ha familiarità con questi concetti, può essere utile un semplice esempio: diciamo che io sono una donna rom e un'agenzia immobiliare si rifiuta di affittarmi un appartamento per via delle mie origini etniche. Sarebbe sufficiente dimostrare che è avvenuto questo (dimostrare, per esempio, che la stessa agenzia aveva affittato un appartamento ad una persona non rom con la stessa situazione economica e lavorativa) per invertire l'onere della prova, obbligando l'agenzia immobiliare a dimostrare di non avermi discriminato.

Questa idea, contenuta nella normativa UE così come nella giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti Umani, dovrebbe essere inclusa in tutte le leggi penali dove ci siano rischi di discriminazione. In Spagna, questo avviene esclusivamente per la legge sul lavoro. In effetti, lo stesso vale in Francia, ma questa sentenza della Corte di Cassazione apre la porta alla sua possibile applicazione in altri ambiti legislativi.

Nei casi di profiling etnico da parte della polizia che arrivano nei tribunali francesi e spagnoli, l'inversione dell'onere della prova sarebbe particolarmente importante, considerata la mancanza di trasparenza che caratterizza le azioni della polizia in entrambi i paesi. Diversamente da altri paesi in cui i fermi e le perquisizioni sono documentati insieme ai risultati di qualunque fermo e all'appartenenza etnica della persona fermata, in Spagna e in Francia le persone che vengono fermate non hanno mezzi per documentare l'intervento della polizia nel caso in cui volessero presentare una denuncia contro la polizia per maltrattamenti.

D'altro canto, anche la Corte Europea dei Diritti Umani ha stabilito che le statistiche che dimostrano che una data popolazione è sottoposta a un maggiore rischio di trattamento di sfavore da parte dello stato possono costituire motivo ragionevole per invertire l'onere della prova nei casi in cui una specifica vittima denunci discriminazione.

A Strasburgo?

Tornando ai casi in questione, la differenza tra le sentenze giudiziarie può essere riscontrata nelle differenti posizioni dei due paesi rispetto alle prove presentate. Da un lato, la Corte di Cassazione francese ha ritenuto che, date le informazioni presentate dai ricorrenti e il perseguimento degli standard europei, il tribunale era obbligato ad invertire l'onere della prova. Data l'incapacità dello stato di dimostrare di non aver discriminato, la corte non ha potuto non deliberare in favore delle vittime.

Dall'altro lato, la Corte Suprema spagnola non ha ammesso neanche le prove fornite, riconoscendo automaticamente il beneficio del dubbio al Ministro degli Interni e alla polizia (che, come prevedibile, non hanno riconosciuto il carattere di parte delle azioni della polizia).

Come avviene in quei casi in cui le vittime di violazioni dei diritti umani non ottengono giustizia nel loro paese (ossia dove tali violazioni dovrebbero essere affrontate), nel caso spagnolo si può presentare appello a Strasburgo. Questo caso ancora una volta porta alla luce i gap che esistono nel paese in termini di lotta alla discriminazione. Considerata la pessima risposta degli organismi giudiziari, tocca ora ai legislatori riempire questi gap, introducendo standard europei nel sistema legale nazionale.

Mentre gli standard europei dovrebbero essere applicati direttamente dai tribunali in ogni paese, è chiaro che ogni paese deve sviluppare la sua propria cornice legale per rinforzarli. E' urgente che ancora una volta spingiamo per approvare la legge sulla Parità di Trattamento e la Non-Discriminazione che è stata ostacolata negli ultimi 5 anni e che si prendano misure per sradicare i fermi discriminatori da parte della polizia.

L'Articolo è stato originariamente pubblicato nella sezione Contrapoder del quotidiano online Eldiario.es.