Monitoraggio UE

Cresce il numero dei detenuti in Italia nel 2017, soprattutto in custodia cautelare

Un forte aumento del ricorso alla detenzione sta riempiendo le carceri italiane e le riforme tardano ad arrivare.

di Federica Brioschi

Sempre più detenuti

Dopo diversi anni di declino, lo scorso anno c’è stato un significativo aumento del tasso di detenzione in Italia. Negli ultimi 12 mesi, il numero di detenuti è cresciuto di circa 3.000 unità e a fine 2017 il tasso di sovraffollamento ha raggiunto il 115%, rispetto al 108% della fine del 2016.

Anche il numero di persone in custodia cautelare è aumentato, raggiungendo il 35% mentre a fine dicembre 2016 era di circa il 34,7%. Anche se questo numero rimane inferiore a quello registrato nel 2009, quando si attestava al 37%, il confronto con il resto dell'Europa è sconcertante: la media europea della percentuale di detenuti in custodia cautelare è del 22%.

La percentuale di detenuti non italiani è rimasta stabile intorno al 34,2%, così come quella dei detenuti stranieri in attesa di sentenza definitiva, pari a circa il 41%.

"Un dato importante da sottolineare", spiega Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, membro di Liberties, "è che, nonostante il clima di intolleranza e odio che esiste oggi in Italia, osserviamo una riduzione della percentuale del numero di stranieri detenuti nelle carceri italiane rispetto a 10 anni fa."

Cresce anche il numero delle madri detenute che vivono con i loro figli in carcere, nonostante l’avvio a Roma, all’inizio dello scorso anno, di un nuovo programma di custodia attenuata. Il problema delle madri detenute in carcere con i loro figli sembra non essere affrontato in maniera strutturale, anche se in termini assoluti il numero complessivo resta basso: alla fine del 2016 le carceri italiane ospitavano 34 madri con 37 figli; oggi ci sono 50 madri detenute con 58 bambini.

Dati dell'Osservatorio di Antigone

È importante evidenziare i risultati dell'Osservatorio di Antigone sulle condizioni di detenzione. Le visite a 78 carceri italiane mostrano che in sette strutture (9%) le celle sono prive di riscaldamento, mentre in 36 istituti (46%) manca l’acqua calda; in quattro (5%) non è presente alcuna separazione tra il gabinetto e il resto della cella. Trentuno istituti (40%) non hanno un direttore stabile e in 37 (il 47%) non vengono offerti corsi di formazione professionale. Quattro istituti, infine, non garantiscono i tre metri quadri di spazio minimo a persona richiesti dalla legge.

"È stato un anno di luci e nuove ombre per il sistema penitenziario italiano", aggiunge Gonnella. "Da un lato, stiamo aspettando una riforma del sistema penitenziario che speriamo dia maggiore attenzione alla dignità sia degli adulti che dei minori detenuti e che potenzi il ricorso alle misure alternative alla detenzione. Dall’altro ci sono le ombre: il tasso di sovraffollamento è in aumento e se non verranno prese misure per controllarlo, potremmo finire nella stessa situazione che ha portato alla sentenza di condanna da parte della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo del 2013 per trattamenti inumani e degradanti nelle carceri".