Monitoraggio UE

2018: un anno nero per i diritti dei migranti in Italia

Secondo l'ultimo rapporto di Amnesty International il 2018 in Italia è stato l'anno della “gestione repressiva dell'immigrazione”, “disintegrazione dei diritti umani dei richiedenti asilo”, “retorica xenofoba” e “sgomberi senza soluzioni alternative".

di Chiara Liberati

Governo italiano prova a lavarsi le mani dei richiedenti asilo

L'aumento dei morti nel Mediterraneo, una politica migratoria che ignora la salute e la sicurezza dei richiedenti asilo e una legge sulla sicurezza che ha ridotto l'efficacia del sistema di accoglienza e creato ostacoli ancora più grandi all'inclusione. Sono solo alcuni aspetti della politica di “chiusura dei porti”, che ha impedito a varie navi di attraccare e ha messo le persone salvate in mare in condizioni di pericolo. Tale politica ha inoltre violato la normativa internazionale e nazionale sulla protezione internazionale. L'esempio della nave Diciotti è solo un esempio di tale politica. Alla nave, della Marina Italiana, è stato impedito di attraccare nei porti italiani nonostante non abbia fatto altro che ottemperare ai suoi obblighi di solidarietà in mare.

Al contempo, il governo italiano sta contribuendo al collasso della responsabilità condivisa sull'immigrazione. Appoggia la riforma del sistema di Dublino, che ridurrebbe la responsabilità dell'Italia verso i richiedenti asilo, in quanto è volta a garantire un'equa distribuzione dei richiedenti asilo tra i paesi europei.

Accordi Italia-Libia mettono in pericolo i migranti

Gli accordi che l'Italia ha concluso con la Libia hanno alimentato la pratica della tortura delle persone catturate dalla Guardia Costiera Libica e in seguito trattenute in maniera arbitraria e indefinita nei centri di detenzione. Infatti, i migranti che decidono di intraprendere la pericolosa rotta del Mediterraneo centrale vanno incontro a torture, stupri, maltrattamenti e sfruttamento.

Dal 2016 l'Italia e l'Europa hanno rinforzato le competenze delle autorità marittime libiche per consentire loro di controllare le coste dell'UE e intercettare i migranti diretti verso l'Europa e riportarli in Libia. Sono stati documentati anche accordi informali con le milizie coinvolte nella tratta di rifugiati e migranti.

Questo fa parte di una strategia volta a ridurre il numero di migranti che arrivano in Italia delegando il controllo dei confini marittimi italiani ed europei alle autorità libiche.

I più vulnerabili pagano il prezzo più alto

Gli effetti della politica italiana sono drammatici per le persone riportate in Libia. Secondo il rapporto, “sono i più vulnerabili a pagare il prezzo di questa politica: donne sudanesi, bambini iracheni, uomini eritrei, giovani in cerca di un lavoro e persone anziane che fuggono dalle guerre; persone che si spostano per ricongiungersi ai loro familiari e intere famiglie che cercano un posto che possa definirsi casa. Sono tutte persone su cui l'odio generato da tali politiche – irrispettose dello stato di diritto e volte a incoraggiare comportamenti xenofobi – probabilmente convergerà in maniera sempre più violenta.”