Sempre più epidemie, un nuovo strumento di riduzione del danno in carcere

Un nuovo strumento di monitoraggio aiuterà a migliorare le condizioni di detenzione prevenendo e combattendo la diffusione di malattie infettive come HIV ed epatite C.
Con il contributo di Antigone e di altre sei organizzazioni per i diritti umani, Harm Reduction International (HRI), attore leader nel campo della riduzione del danno, ha realizzato uno studio sui meccanismi e gli organismi europei di monitoraggio delle condizioni di detenzione.

Tali meccanismi, tra cui i National Preventive Mechanisms (NPM), hanno ruoli e competenze nel campo della tutela dei diritti dei detenuti, emerge dallo studio, ma non utilizzano ancora i loro poteri per affrontare la questione in maniera sistematica ed esauriente.

Per superare questo gap nel monitoraggio, HRI ha creato uno strumento basato sugli standard di salute pubblica e dei diritti umani. Tale strumento dovrebbe aiutare i meccanismi di monitoraggio a produrre raccomandazioni efficaci e adeguate e a garantire i diritti umani dei detenuti, specialmente nelle questioni che riguardano la salute.

La necessità di un monitoraggio più efficace

Questo nuovo strumento è importante per due motivi: incide sia sulla questione salute che sui diritti umani in senso più ampio. Le epidemie di HIV, epatite C (HCV) e tubercolosi sono emergenze di salute pubblica e sono una realtà preoccupante in carcere, dove i tassi di infezione sono molto più alti che nel resto della società.

Per esempio, 1 detenuto su 4 soffre di epatite C, mentre il rapporto è 1 su 50 nella popolazione totale.

Questi dati preoccupanti possono essere spiegati a partire dal rischio che caratterizza l'ambiente carcerario: i gruppi più vulnerabili e svantaggiati, che hanno maggiori probabilità di contrarre HIV, HCV e TBC, sono quelli più rappresentati in carcere; i tossicodipendenti sono criminalizzati; le carceri sono sovraffollate; e l'assistenza sanitaria e i servizi di riduzione del danno sono spesso negati ai detenuti.

Un detenuto si affaccia alla finestra del carcere romano di Regina Coeli. Circa il 25% dei detenuti italiani è affetto da epatite C. (REUTERS/Dario Pignatelli)
Per tutti questi motivi, le epidemie di HIV, epatite C e TBC sono un problema sanitario reale in carcere – e anche fuori dal carcere, perché i detenuti sono in contatto con il personale penitenziario, con gli esterni in visita e prima o poi fanno ritorno nelle loro comunità.

Tuttavia, oltre alla questione sanitaria in sé, c'è una più vasta questione riguardante i diritti umani che gli stati devono affrontare. Infatti, gli individui non perdono i loro diritti quando si trovano in carcere e dovrebbero avere accesso ai più alti standard possibili in tema di salute.

Gli stati europei hanno il dovere di assistere le persone detenute e proteggere le loro vite, la loro salute e il loro benessere.

Garantire i diritti umani

Lo strumento di HRI dovrebbe migliorare il rispetto dei diritti umani dei detenuti dando la possibilità ai meccanismi di monitoraggio di portare avanti la loro mission attraverso la formulazione di raccomandazioni più adeguate. Un esempio a questo proposito è la presa di posizione sulla necessità di introdurre meccanismi di riduzione del danno come programmi di scambio di siringhe, come raccomandato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dall'Agenzia delle Nazioni Unite sulle Droghe e il Crimine e da UNAIDS.

Questo nuovo strumento è di primaria importanza per via della scarsa attenzione pubblica sulle condizioni di vita nelle carceri.

E' per questo che gli organismi come l'NPM e il Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura devono essere in grado di produrre raccomandazioni adeguate e svolgere appropriatamente il loro ruolo di monitoraggio e di protezione dei diritti umani, soprattutto perass quanto riguarda le questioni sanitarie e le epidemie mortali. Questo nuovo strumento li aiuterà in questo senso.

Qui puoi trovare il rapporto completo e qui lo strumento di monitoraggio.