Un tribunale polacco difende la libertà di parola e di stampa

La Corte d'appello di Varsavia ha annullato una sentenza che proibiva gli imputati - un giornalista e la sua casa editrice - di pubblicare notizie sul ricorrente, perché quest'ultimo era un personaggio pubblico.

All'inizio di quest'anno il parlamentare Piotr S. ha fatto ricorso davanti ad un tribunale polacco per danno alla sua reputazione contro i convenuti S. Ltd Publishing Group e Piotr P., uno dei suoi giornalisti. Il parlamentare ha sostenuto che potrebbe essersi verificato un danno alla sua immagine a causa di un articolo pubblicato da un giornale locale, KT, che raccontava del suo incontro con una prostituta, Magdalena I., avvenuto presumibilmente durante una visita ufficiale a Lublino, finanziata con fondi pubblici.

In marzo un tribunale distrettuale di Varsavia ha dato ragione al parlamentare e ha emesso un ordine cautelare a sua tutela. Ai convenuti è stato intimato di non pubblicare sul giornale KT, o sul loro sito web, tutte le "informazioni relative al ricorrente e alla sua famiglia nel contesto degli eventi del 19 dicembre 2012".

L'avvocato degli imputati ha proposto ricorso contro la decisione, con il sostegno della Helsinki Foundation for Human Rights in qualità di amicus curiae. Dorota Głowacka, avvocato di HFHR, dice: "Abbiamo sostenuto che il divieto di pubblicazione, indirizzato al giornalista, per il carattere del provvedimento e per la sua ampiezza, ha rappresentato una limitazione eccessiva della libertà di parola degli imputati".

Nel mese di maggio, la Corte d'appello di Varsavia ha annullato la misura cautelare, affermando che un divieto di pubblicazione è una misura straordinaria. Pertanto, ha affermato la Corte, qualsiasi tribunale nel prendere tale decisione deve soppesare l'interesse pubblico e l'interesse del ricorrente, anche rispetto al suo specifico "status rispetto ai mezzi di comunicazione sociale".

Dorota Głowacka spiega, "dato che l'attore in questo caso occupava un ufficio pubblico, quello di un membro del Parlamento, la Corte è giunta alla conclusione che il divieto di pubblicazione violasse importanti interessi pubblici".

La Corte ha inoltre sottolineato come, nel caso in cui l'adozione di una misura preventiva comprometta importanti interessi pubblici, i tribunali devo rifiutarsi di imporla.