Torna la repressione diffusa in Bielorussia

Un anno fa l'UE aveva revocato le sanzioni contro la Bielorussia in risposta a quello che era stato percepito come un miglioramento della situazione dei diritti umani per mano del regime di Lukashenko.

A quasi un anno dalla revoca delle sanzioni, le autorità bielorusse hanno ripreso a mettere in atto persecuzioni e arresti di massa per sopprimere e silenziare le voci indipendenti nel paese. In che modo l’UE interverrà per proteggere i diritti umani in Bielorussia?

A febbraio, settimane prima degli arresti di massa, Civil Rights Defenders ha diffuso un rapporto completo dal titolo “Basta dittature? L’UE ha revocato le sanzioni a discapito dei diritti civili e politici in Bielorussia”.

L’ultimo giro di vite da parte delle autorità bielorusse è una dimostrazione che la repressione contro la società civile nel paese non accenna a diminuire. Il rapporto sintetizza anche la realtà della situazione che ha portato alla rimozione delle sanzioni UE.

Da quando sono iniziate le proteste, a inizio marzo, giornalisti indipendenti e attivisti dell’opposizione sono stati arrestati ed ora sono detenuti in tutta la Bielorussia per aver manifestato in massa contro l’impopolare “tassa sulla disoccupazione”, che colpisce varie categorie di disoccupati.

La situazione non fa che peggiorare

I tentativi messi in atto dal regime bielorusso per silenziare le voci critiche dovrebbero costituire una prova sufficiente del fatto che non è cambiato sostanzialmente nulla da quando, nel febbraio 2016, l’UE ha revocato la maggior parte delle sanzioni contro quella che è stata spesso definita “l’ultima dittatura europea”.

In seguito alle proteste del 25 e 26 marzo, oltre 800 persone sono state arrestate nel giro di due giorni e si trovano ora detenute in tutta la Bielorussia, tra loro anche 103 giornalisti.

Chi possiede l’informazione, possiede il mondo. Le autorità ritengono i giornalisti fautori delle proteste perché è attraverso i media che la reazione dell’opinione pubblica al deterioramento della situazione viene discussa. I media indipendenti stanno dando ampio spazio alle azioni di protesta e vengono considerati dalle autorità come i catalizzatori di tali proteste”, ha dichiaratoBarys Haretski, addetto stampa dell’Associazione Bielorussa di Giornalisti.

La situazione si è infatti deteriorata e sono stati fatti pochi passi in avanti in termini di: elezioni democratiche; rispetto della libertà di stampa; interruzione dei procedimenti contro oppositori politici, attivisti della società civile e difensori dei diritti umani; e di abolizione della pena di morte, per fare solo alcuni esempi.

Arresti nella Giornata della Libertà

L’Ue deve ora prendere coscienza del fatto che la Bielorussia è un paese violento nei confronti dei cittadini che realizzano proteste pacifiche e che non rispetta lo stato di diritto né a livello nazionale né internazionale, poiché la dittatura bielorussa continua a punire le voci dissenzienti del paese.

Il 25 marzo, Giornata della Libertà in Bielorussia, ha avuto luogo un’altra ondata di proteste in tutto il paese. Ancora una volta, centinaia di giornalisti, dissidenti e attivisti della società civile sono stati arrestati, multati e incarcerati.

"Siamo pronti a combattere per la libertà di parola, per i nostri diritti di cittadini bielorussi. Ci aspettiamo un forte sostegno da parte dell’Unione Europea perché ci solleviamo ancora una volta contro la dittatura e l’oppressione”, scrivono Andrei Bastunets, Associazione dei Giornalisti Bielorussi, Ales Bialiatski, Centro per i Diritti Umani di Viasna, Victoria Fedorova, Iniziativa Legale, Robert Hårdh, Civil Rights Defenders, Milana Kharytonava, corrispondente freelance di Belsat, Aksana Kolb, del quotidiano Novy Chas, Ales Liauchuk, corrispondente freelance di Belsat e Leonid Sudalenka, Avvocato, Iniziativa Legale.