Riforma ordinamento penitenziario italiano: il buono, il brutto, il cattivo

L’ordinamento penitenziario italiano risale al 1975 e riflette quindi procedure e concezioni obsolete dei trattamenti che possono essere considerati accettabili nelle carceri. È ora che sia rinnovato.

Da dove viene questa riforma

Nonostante i tempi difficili per l'Italia (e l'Europa), la decisione del Parlamento Italiano di riformare l’ordinamento penitenziario è una buona notizia. La revisione dell’ordinamento è l'ultimo passo di un percorso di riforme avviato dopo la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo sul caso Torreggiani del 2013, che ha condannato l'Italia per il sovraffollamento carcerario.

Già nel luglio 2017, dopo che il Parlamento ha iniziato a formulare una legge delega per riformare il sistema penitenziario, Antigone, membro di Liberties, ha presentato 20 proposte per aggiornare il codice penale. Queste proposte includono l'introduzione di limiti più rigidi all'uso alla misura dell’isolamento, la formulazione di un codice di condotta per poliziotti e agenti di polizia penitenziaria, il miglioramento della qualità e del ricorso alle misure alternative, maggiori opportunità di istruzione e lavoro e la stesura di un ordinamento penitenziario dedicato ai minori.

Il buono

Sebbene una decisione definitiva sulla riforma non sia ancora stata presa, il suo contenuto è da poco stato pubblicato, ed è possibile vederlo come un passo avanti rispetto alla legislazione attualmente in vigore: si pongono al centro la dignità della persona e i suoi diritt, le Regole Penitenziarie Europee sono citate nella legge – e vengono così incorporate nella legislazione italiana - la sorveglianza dinamica (che ad oggi viene informalmente utilizzata nelle carceri italiane) è finalmente formalmente riconosciuta e regolamentata, si prendono in considerazione le nuove tecnologie per la comunicazione dei detenuti con l'esterno e l'accesso a misure alternative è migliorato.

Il cattivo

Il lato negativo di questa riforma è che alcune garanzie sono state indebolite e questo intervento è stato giustificato attraverso parola chiave "semplificazione"; inoltre, in alcuni punti, torna a galla l'eco della vecchia idea di istituzione "correzionale".

Il brutto

Nonostante i risultati positivi, alcune aree del diritto penale vengono tuttora ignorate. Non c’è nessun accenno a voler riformare il diritto alla sessualità, all'affettività o alla libertà religiosa, né viene prestata alcuna attenzione al miglioramento di situazioni specifiche come quelle degli stranieri e delle donne.

I commenti di Antigone

Per questi motivi, Antigone ha pubblicato un documento di commento al decreto e lo ha inviato ai membri della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati. I commenti riguardano le parti della legge delega che non sono state prese in considerazione, i cambiamenti che sono stati previsti ma che avrebbero potuto essere ben più avanzati e le modifiche in negativo all’ordinamento penitenziario.

"Questo è certamente un passo in avanti rispetto al precedente ordinamento penitenziario di 43 anni fa", ha affermato Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. "Ci auguriamo che questa riforma sia ancora più coraggiosa così da non perdere lo slancio e avere un impatto duraturo. Per questa ragione chiediamo al governo e alle Commissioni parlamentari di prestare attenzione alle parti mancanti (sul diritto alla vita sessuale, il diritto all’affettività, i diritti degli stranieri e delle donne e alla libertà di religione) e di potenziare il contenuto del decreto legge relativo al nuovo ordinamento penitenziario per minori ".