Tribunale polacco: criticare il commercio di simboli nazisti è permesso

Il caso riguardante la vergognosa vendita on line di cimeli nazisti si è concluso con una decisione contro l'azienda. La sentenza consente di definire i limiti della libertà di espressione in Polonia.

La Corte Suprema Polacca ha respinto l'appello da parte del sito di vendite Allegro.pl sul caso riguardante la vendita di cimeli nazisti. La sentenza è considerata molto importante in quanto definisce i limiti alla libertà di espressione nel paese e nonostante la consapevolezza del danno causato alla reputazione del sito di vendite, il tribunale ha ritenuto che fosse più importante proteggere una questione socialmente rilevante.

La Fondazione Green Light e l'Associazione “Never Again”, insieme all'artista e scrittore Jerzy Masłowski, hanno lanciato un'iniziativa denominata “Mai più nazismo su Allegro.” La campagna presenta un'illustrazione del logo Allegro.pl, ma con le due lettere L modificate in modo da richiamare il simbolo nazista SS. L'illustrazione era stata usata sulle cartoline distribuite durante una manifestazione che si era tenuta a Varsavia nel 2010.

Critica ammissibile

Nel mese di gennaio 2014 la Corte di Appello di Varsavia ha respinto il ricorso del gruppo Allegro per violazione dei diritti personali contro la Fondazione Green Line e Maslowski, affermando che la modifica del logo rientrava nell'ambito di una critica ammissibile.

La Corte Suprema, come la Corte di Appello, ha riconosciuto che c'è stata una violazione della reputazione di Allegro in occasione dell'iniziativa che ha diffuso le informazioni sulle aste con simboli nazisti e sui benefici finanziari per l'azienda. La corte ha anche rilevato che il nome della compagnia è stato sporcato per via della modifica del logo – e che tale azione ha dipinto la compagnia in maniera negativa e che può aver indebolito la fiducia del pubblico nei suoi confronti.

Tuttavia, secondo la Corte Suprema, non c'è alcun dubbio che gli organizzatori dell'iniziativa abbiano agito in nome di un interesse socialmente legittimo. La corte ha ritenuto che l'iniziativa non abbia oltrepassato le forme accettabili di critica e anzi abbia portato attenzione al contesto storico e al ritorno dell'ideologia neo-fascista.

Definizione della libertà di espressione

“Accogliamo con favore la sentenza della Corte Suprema. Tale sentenza è estremamente importante per definire i confini della libertà di espressione e di critica concessa dalla legge negli spazi pubblici,” ha dichiarato Irmina Pacho, legale della Helsinki Foundation of Human Rights (HFHR).

“La campagna è stata una risposta al lungo silenzio di Allegro, dal momento che il portale non ha rimosso [gli articoli nazisti] dal suo sito nonostante i numerosi interventi e lamentele,” ha aggiunto la Pacho.

La Fondazione Green Light è stata rappresentata pro bono dall'avvocato Andrzey Tomaszek dello studio legale Drzewiecki, Tomaszek & Wspólnicy. HFHR ha seguito il processo. Anche l'ombudsman nazionale ha partecipato alla causa.