Il Belgio deve seguire lo stato di diritto nel caso del rifugiato kazako

L'assistenza giudiziaria reciproca recentemente concessa dal Belgio al Kazakistan nell'ambito dell'indagine su una rifugiata kazaka in Belgio, solleva interrogativi sulle condizioni in cui tale cooperazione può funzionare.

Il Belgio dovrebbe procedere con cautela nei rapporti con il Kazakistan

Quando uno Stato concede lo status di rifugiato ad un individuo lo fa nella convinzione che la persona abbia un fondato timore di persecuzione per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un particolare gruppo sociale o opinione politica, da parte dello Stato, in questo caso il Kazakistan, di cui la persona è cittadina.

In quest'ottica, è chiaro che qualsiasi richiesta di assistenza giudiziaria reciproca presentata dal paese interessato e riguardante un rifugiato sul territorio belga deve essere trattata con la massima cautela e deve essere esaminata nei dettagli. In nessun caso il Belgio deve autorizzare i rappresentanti dello Stato interessato ad agire direttamente sul territorio belga.

La Lega belga dei diritti dell'uomo (LDH) ritiene del tutto inadeguato fare riferimento ad una "base giuridica" teorica senza ulteriori revisioni, il che, in questo caso, rischia di travisare lo status di rifugiato della donna. LDH ha anche sottolineato che, in assenza di un trattato bilaterale tra il Belgio e il Kazakistan, la base giuridica deve avvalersi della legge del 9 dicembre 2004 sull'assistenza giudiziaria reciproca in materia penale. L'Articolo 4, paragrafo 2, terzo comma, di tale legge prevede che una richiesta di assistenza giudiziaria venga respinta se tale richiesta è motivata da ragioni specificamente legati a opinioni politiche o di altro tipo.

Contesto giuridico condivide l’opinione di LDH

Analogamente, l'Articolo 2 della Convenzione sull'Assistenza giudiziaria in materia penale tra gli Stati membri dell’Unione europea (Strasburgo, 20.4.1959) prevede che l'assistenza giudiziaria in materia penale possa essere rifiutata se "la richiesta riguarda un reato che la parte interpellata considera un reato politico" o "un reato connesso con un reato politico".

A prima vista, è ragionevole concludere che una richiesta delle autorità straniere nei confronti di un suo cittadino cui è stato riconosciuto lo status di rifugiato politico, rientra nell'ambito di applicazione dell'Articolo 2 della Convenzione.

LDH ricorda che in molti paesi i difensori dei diritti umani sono in pericolo e che lo status di rifugiato in Belgio, uno stato che rispetta lo stato di diritto, deve fornire loro un'efficace protezione umanitaria, al fine di proteggere la loro integrità fisica, se non la loro vita.

Pertanto, LDH esorta le autorità belghe, che hanno ricevuto una richiesta di assistenza legale reciproca da parte di uno Stato che commette violazioni dei diritti umani per perseguitare i suoi oppositori politici cui è stato concesso lo status di rifugiato in Belgio, a rifiutare tale richiesta e, quanto meno, a trattare la questione con notevole cautela. LDH invita inoltre le autorità belghe a garantire che questa richiesta di assistenza giudiziaria reciproca non costituisca una nuova persecuzione di questa rifugiata kazaka in Belgio.