Rapporto PE sull'Ungheria: a rischio lo stato di diritto

Un rapporto del Parlamento Europeo sull'Ungheria mette in luce, tra le altre cose, le minacce sistematiche allo stato di diritto.

“Sono molto preoccupata della situazione dei diritti individuali degli ungheresi”, ha dichiarato Judith Sargentini, membro della Commissione sulle Libertà Civili, la Giustizia e gli Affari Interni (LIBE) del Parlamento Europeo e autrice del rapporto.

Nel documento, che dovrà essere approvato dalla Commissione LIBE a maggio prima di arrivare alla sessione plenaria di settembre 2018, è stato preparato in sostegno ai dibattiti in seno al Parlamento Europeo sulla scelta se attivare o meno la procedura sullo stato di diritto nell'UE contro l'Ungheria, ai sensi dell'Articolo 7 del Trattato di Lisbona.

Il rapporto era stato richiesto durante la sessione plenaria nel mese di maggio 2017, dove la maggioranza dei parlamentari si era trovata concorde sul fatto che il Parlamento Europeo dovesse valutare se avviare la procedura prevista dall'Articolo 7. Questa procedura consente ai governi UE di intervenire contro uno stato membro il cui governo sta gravemente violando i valori fondamentali dell'UE.

Il rapporto della Commissione LIBE elaborato dalla Sargentini si basa sui 4 rapporti delle Commissioni Diritti delle Donne, Cultura e Istruzione, Controllo Finanziario e Affari Costituzionali. Gli ultimi due hanno già concluso gli iter di approvazione e entrambi chiedono l'attivazione della procedura dell'Articolo 7, per la prima volta nella storia dell'Unione.

Il principale rapporto LIBE si basa su ricerche, interviste e input forniti dalla Commissione di Venezia del Consiglio d'Europa, dalla Convenzione di Lanzarote del Consiglio d'Europa, dalle Nazioni Unite e dalla giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti Umani e della Corte di Giustizia dell'Unione Europea (CGUE).

Dire la verità tra amici

Come la Sargentini, europarlamentare olandese dei Verdi, ha detto alla stampa dopo la riunione della Commissione LIBE di giovedì 12 marzo, un governo sicuro di se stesso è un governo aperto alle critiche; è così che funziona l'Unione Europea – un sistema basato su valori comuni.

Nell'argomentare le sue preoccupazioni sulla procedura, tuttavia, ha aggiunto:

“Quello che è preoccupante realizzare è che facciamo affidamento ad analisi esterne, mentre noi come Europei fatichiamo a criticare la nostra stessa comunità. Siamo tra amici, dobbiamo di essere in grado di dire la verità.”

Il rapporto tocca, tra gli altri, i temi dell'indipendenza dei giudici, del funzionamento del sistema costituzionale, della corruzione e del conflitto di interessi, della libertà di espressione della libertà accademica, della libertà religiosa e della libertà di associazione e conclude che gli ungheresi, pur essendo cittadini dell'Unione Europea, non possono contare sugli stessi diritti fondamentali garantiti ai cittadini di altri paesi UE.

Kinga Gál, europarlamentare di Fidesz e da tempo membro della Commissione LIBE, nel reagire a tali dichiarazioni ha lamentato il fatto che il rapporto della Sargentini fosse trapelato alla stampa e lo ha definito come un tentativo di sostenere le opposizioni e le ONG sconfitte alle elezioni.

La Gál ha sottolineato che l'opposizione non subisce persecuzioni in Ungheria, che i giornalisti non vengono uccisi e che, a suo parere, questo rapporto assomiglia a un caso giudiziario basato su cause da tempo concluse e dispute politiche da tempo risolte.

In discussione i tempi

Per quanto riguarda i tempi del rapporto, la Sargentini ha dichiarato che la sua intenzione originale era presentarlo a marzo, ma di avere deciso di posticiparne l'uscita a dopo le elezioni, per evitare che il rapporto potesse essere strumentalizzato politicamente.

Ha poi sottolineato che, come autrice del rapporto, il suo obiettivo era di renderlo il più obiettivo e corretto possibile, in quanto il rapporto costituisce un'analisi giuridica delle politiche e delle leggi.

A livello pratico, la Sargentini ha elencato le sue preoccupazioni per quanto riguarda la chiusura dei media, i trend dei diritti delle donne, la crescente intolleranza contro rom e altre minoranze, i problemi riguardanti il trattamento dei minori migranti e il potere raggelante di leggi come l'ultima proposta Stop Soros, che colpisce le organizzazioni della società civile più critiche.

Frans Engel, del Partito Popolare Europeo (PPE), di cui Fidesz fa parte, ha dichiarato che è difficile – soprattutto dopo 8 anni di tentativi discutibili – ma il Parlamento Europeo deve provare a valutare il clima attuale. Un clima in cui Orbán ha intrapreso una via che esclude la ripetizione del fiasco registrato nel 2002, quando il suo partito perse le elezioni, e spiana la strada a un approccio secondo cui tutto “vale tutto” per vincere le elezioni e salire al potere. Vale a dire qualcosa che non può trovare spazio nell'UE, ha concluso l'europarlamentare del Lussemburgo.

Binari paralleli all'UE

Oltre all'attività parlamentare, al momento ci sono tre casi in tribunale altamente pubblicizzati che sono rilevanti per attivare la procedura di violazione da parte della Commissione Europea.

La legge contro le ONG è stata rinviata alla CGUE in seguito alla mancata risposta dell'Ungheria alle preoccupazioni espresse dalla Commissione in due fasi precedenti della procedura: l'avviso formale emesso dalla Commissione nel luglio 2017 e il parere motivato emesso lo scorso ottobre.

Il secondo caso riguarda le quote dei migranti, su cui l'Ungheria si è opposta fermamente, mentre un terzo caso riguarda la legge sull'istruzione universitaria che colpisce la Central European University. Anche questi due casi sono pendenti di fronte alla Corte di Giustizia.