Il business dell'accoglienza dei rifugiati in Italia

Un controllo completo del sistema è impossibile per via di una grave mancanza di trasparenza, è quanto emerge da un rapporto che denuncia le condizioni dell'accoglienza dei rifugiati in Italia.
Un nuovo rapporto denuncia lo stato sconcertante del sistema di accoglienza italiano, che è costato circa 1 bilione di euro nel 2015.

In Italia, l'accoglienza dei richiedenti asilo è estremamente complessa. Il sistema è composto da molti tipi diversi di strutture ed è caratterizzato da una generale mancanza di trasparenza, in quanto lo stato delle strutture destinate all'accoglienza dei richiedenti asilo e dei migranti è una questione che resta piuttosto oscura al comune cittadino.


Una grave mancanza di trasparenza caratterizza l'operato dei centri di accoglienza per rifugiati in Italia. (REUTERS/Yannis Behrakis)

Per questo motivo, il rapporto annuale di LasciateCIEntrare, una campagna nazionale dedicata alla lotta alla detenzione amministrativa dei migranti, esamina le condizioni dei centri in cui i migranti e i richiedenti asilo sono ospitati o trattenuti.

Il rapporto svolge un ruolo fondamentale nel far luce sul business dell'accoglienza dei migranti in Italia. Il nuovo rapporto denuncia una situazione drammatica, in cui l'accoglienza dei richiedenti asilo è spesso affidata a soggetti incompetenti, le violazioni sono ricorrenti e il controllo è pressoché inesistente.

Emergenza e disorganizzazione

L'accoglienza dei richiedenti asilo in Italia è fortemente influenzata dall'approccio emergenziale che viene in genere adottato: la stragrande maggioranza dei richiedenti asilo (72%) è infatti ospitata negli oltre 3000 CAS – vale a dire, i “centri di accoglienza straordinaria” - presenti in Italia, mentre esistono poco meno di 500 SPRAR (centri di accoglienza “regolamentari” per richiedenti asilo).

Nel 2015, l'Italia ha speso circa un bilione di euro nell'accoglienza dei richiedenti asilo, ma la stragrande maggioranza è finita ai CAS e non alle strutture SPRAR.

Inoltre, la maggior parte dei CAS sono strutture improvvisate – spesso in ex ristoranti o alberghi o in edifici isolati – gestiti da personale non qualificato e impreparato.

I centri di accoglienza sono spesso luoghi inospitali, aperti in edifici abbandonati. (REUTERS/Yannis Behrakis)

La competenza dello staff e le condizioni di queste strutture – che sono sovraffollate, il cibo è di pessima qualità e manca un'assistenza psicologica e sanitaria – non sono controllate come dovrebbero essere, secondo il rapporto.

Mancanza di trasparenza

Un monitoraggio completo del sistema di accoglienza è impossibile per via di una grave mancanza di trasparenza. In varie occasioni, LasciateCIEntrare, insieme a Cittadinanzattiva e Libera, hanno chiesto al Ministro dell'Interno e a tutte le 106 prefetture l'accesso all'elenco completo di tutti i CAS presenti sul territorio e delle organizzazioni responsabili della loro amministrazione.

L'esito di tali richieste è stato piuttosto modesto: il Ministro dell'Interno si è infatti rifiutato di rendere pubblico l'elenco nazionale dei CAS affermando che questo costituirebbe un rischio per la sicurezza.

Per quanto riguarda le prefetture locali, 52 non hanno risposto affatto alla richiesta e quelle che lo hanno fatto hanno fornito soltanto informazioni parziali (infatti, solo otto prefetture hanno prodotto l'elenco completo dei CAS presenti nel loro territorio).

Qui puoi leggere il rapporto completo.