ONU all'Italia: migliorare l'esercizio dei diritti dei disabili

Lo stato considera i disabili come persone non in grado di prendersi cura di se stesse o di decidere cos'è meglio per loro. Invece, l'Italia dovrebbe fare tutto il possibile per metterli nelle condizioni di vivere liberamente e in maniera indipendente.
Il Comitato per i Diritti delle Persone Disabili ha pubblicato le sue osservazioni conclusive al rapporto italiano sulla Convenzione dei Diritti delle Persone Disabili.

Le leggi che consentono di sostituirli nel processo decisionale attraverso la nomina di tutori legali, la mancanza di consultazioni con le organizzazioni che rappresentano le persone disabili e la mancanza di un organismo consultivo indipendente sono soltanto alcuni dei risultati del Comitato ONU che dimostrano l'inadeguatezza dell'approccio italiano alla disabilità.

Di conseguenza, i disabili vengono trattati come persone non in grado di prendersi cura di se stesse e che non possono decidere cos'è meglio per loro.

Una vita senza discriminazioni

Inoltre, l'assenza di una definizione unica di disabilità rende difficile definire ed esercitare i propri diritti. L'articolo 1 della CRPD chiarisce che non è la condizione fisica, mentale, intellettuale o sensoriale a rendere una persona disabile piuttosto l'impatto con barriere fisiche e sociali.

Nelle sue raccomandazioni, il Comitato sollecita il governo italiano a potenziare i suoi sforzi per dare alle persone disabili la possibilità di vivere la propria vita in maniera totalmente indipendente senza subire discriminazioni, esattamente come qualunque altra persona.