Belgio: Le politiche antiterrorismo non devono avere un impatto sui diritti umani

La settimana scorsa, il Comitato di monitoraggio belga sulle politiche antiterrorismo (Comité T) ha presentato al Senato il suo rapporto annuale, sottolineando il fatto che la lotta contro il terrorismo non deve incidere sui diritti umani.

Il Comité T riunisce ONG, avvocati e accademici preoccupati del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali nella lotta al terrorismo

In risposta agli attacchi, la legislazione è stata notevolmente rafforzata

La legislazione belga è stata rafforzata nel corso degli anni, e ancora di più recentemente dopo che Francia e Belgio sono stati colpiti da attacchi terroristici. Le leggi sono state rafforzate con l’intento dichiarato di combattere il terrorismo. Questa lotta è indubbiamente essenziale, ma non può essere condotta a scapito del rispetto dei diritti fondamentali. In mancanza di un'efficace istituzione nazionale per i diritti umani in grado di farlo, il Comité T si è prefissato il compito di valutare il rispetto degli obblighi del Belgio in materia di diritti umani.

Terrorismo significa, soprattutto, la negazione di queste libertà e dei diritti fondamentali. Imporre opinioni politiche o credenze religiose con mezzi violenti contro persone innocenti equivale a negare le fondamenta stesse di qualsiasi Stato di diritto. Pertanto, combattere contro il terrorismo significa anche proteggere e affermare le libertà fondamentali. I diritti umani non solo offrono un quadro di riferimento per una risposta adeguata, efficiente ed equa al terrorismo, ma garantiscono anche il rispetto dei nostri diritti e delle nostre libertà fondamentali.

Le procure hanno sempre più potere

Ciononostante, i diritti fondamentali in Belgio sono stati ripetutamente messi in discussione in nome della sicurezza nazionale. Ed è discutibile se una risposta al terrorismo che si basa quasi esclusivamente sulla repressione sia legittima. Ci si può anche chiedere se questo modello sia davvero più efficiente. Il problema si è rivelato più complesso, e le misure di polizia da sole non basteranno a risolverlo. Piuttosto, l'offerta eccessiva di sicurezza, ora dichiarata come una priorità politica, deve essere vista come un'ammissione di fallimento democratico.

Con il pretesto di combattere il terrorismo, i mezzi e i poteri conferiti ai pubblici ministeri, alle autorità di polizia e alle agenzie di intelligence si stanno espandendo a un ritmo senza precedenti, e talvolta senza coinvolgimento giudiziario, il che minaccia l'equilibrio democratico che dovrebbe prevalere quando vengono intraprese azioni repressive. Per questo motivo giudici indipendenti e imparziali, in quanto garanti delle libertà fondamentali, svolgono un ruolo fondamentale.

Di fronte a misure controverse, la resistenza politica e giudiziaria si sta intensificando

Le misure che sono state adottate violano anche diversi diritti fondamentali che ci riguardano tutti, come la libertà di parola, la libertà di riunione e il diritto alla privacy.

Nel suo rapporto, il Comité T esamina una serie di misure e politiche antiterrorismo che sono state adottate negli ultimi anni. Analizza anche i meccanismi di prevenzione nella lotta contro il terrorismo, porta alla luce ed esamina i diritti degli stranieri in questo contesto, ed esamina le condizioni di detenzione e il trattamento dei detenuti che sono stati radicalizzati. Infine, affronta alcuni aspetti internazionali della lotta contro il terrorismo, come la protezione dei cittadini belgi detenuti nei campi di detenzione nel nord della Siria, ed esamina questa particolare situazione alla luce del diritto internazionale.

In breve, in tutto il suo rapporto, il Comité T rileva che stiamo assistendo ad un intenso sviluppo di misure e regolamenti controversi, accanto ad un’altrettanto intensa resistenza politica e giuridica.

Il rapporto (in francese e olandese) è disponibile qui.