Ennesimo sgombero a Roma, in 100 restano senza casa

La polizia ha sgomberato un edificio in via Vannini a Roma senza prima garantire una sistemazione alternativa per chi è stato sfrattato.

Il 21 marzo c'è stato a Roma l'ennesimo sgombero in cui circa 100 tra uomini e donne migranti provenienti dall'Africa sono stati costretti ad abbandonare lo stabile di via di Vannina, alla periferia est di Roma.

L'edificio è in pessime condizioni igieniche, ma era stato concesso come sistemazione per i migranti per due anni. Nonostante questo, né i residenti né le associazioni che aiutano i migranti sono stati avvisati dell'imminente sgombero, in violazione delle disposizioni del Ministero degli Interni.

Sgomberati e identificati

La mattina presto la polizia ha condotto fuori dall'edificio le persone e ha portato la maggior parte degli occupanti in un ufficio dell'immigrazione per identificarli.

Soltanto 20 ragazzi, tutti con regolare permesso di soggiorno, sono rimasti nell'edificio in via di Vannina ed hanno potuto così recuperare i loro effetti personali.

Secondo i poliziotti, lo sgombero sarebbe stato richiesto dal proprietario dell'edificio, che ne avrebbe già ripreso possesso e ingaggiato un servizio di sorveglianza privata per controllarlo.

Tuttora senza sistemazione

A Buon Diritto Onlus, Alterego – Fabbrica dei diritti, Be free, Intersos, Medici per i diritti umani – MEDU e WILPF – Italia hanno però scoperto che lo sgombero è stato attuato esclusivamente da poliziotti, mentre non erano presenti operatori della Sala Operativa Sociale (SOS), un servizio pubblico che svolge un ruolo essenziale in questi casi.

SOS è stata istituita nel 2002 per gestire in maniera più adeguata le emergenze sociali che hanno luogo in città attraverso un approccio individualizzato che risponda in maniera più efficace ai bisogni delle persone in difficoltà.

Non è chiaro se SOS sia stata avvisata o meno di questo sgombero; ciò che si sa è che è riuscita a trovare una sistemazione alternativa solo per alcune delle persone sgomberate, quelle considerate più vulnerabili.

A tutte le altre persone non è stata offerta alcuna sistemazione alternativa.

Tutto ciò è avvenuto a dispetto di una disposizione interna del Ministero degli Interni, approvata nel settembre 2017 dopo il drammatico sgombero di Piazza Indipendenza. Tale disposizione prevede che le autorità abbiano un piano di sistemazione alternativa e un supporto sociale prima di mettere in atto un procedimento di sgombero.

Lo sgombero di Piazza Indipendenza è stato particolarmente drammatico. Oltre 100 migranti si sono opposti e ci sono stati scontri con la polizia, attraverso il lancio di pietre, bottiglie e lattine. Ci sono stati alcuni arresti e varie persone sono rimaste ferite.

Nessuna soluzione di lungo periodo

Già nel giugno 2017 la polizia aveva sgomberato due edifici limitrofi, al 74 e al 78 di via di Vannina, dove nel complesso vivevano circa 300 migranti. L'edificio al numero 74 è stato immediatamente sottoposto a sorveglianza privata, mentre quello al numero 78 è stato nuovamente occupato fino alla fine di marzo, per via della mancanza di una sistemazione alternativa per le persone sfrattate.

Anche se l'operazione sembra essere avvenuta senza incidenti, sono lo sgombero in sé e la mancanza di soluzioni alternative che mettono in evidenza il vero problema: l'assenza di una programmazione e della creazione di soluzioni di lungo periodo per affrontare le situazioni di marginalità sociale.

Finché non ci sarà un programma concreto per evitare queste situazioni, le persone saranno costrette ad occupare edifici e a vivere nella paura di essere sfrattate.

Occorre trovare soluzioni di lungo periodo per rispondere ai bisogni abitativi. E' l'unico modo per garantire che la dignità e i diritti umani di tutti vengano rispettati.