Complice del programma di detenzioni segrete della CIA, Lituania condannata

La Corte Europea dei Diritti Umani ha giudicato all'unanimità la Lituania responsabile, insieme agli Stati Uniti, di tortura e di altre violazioni di diritti umani ai danni di sospetti terroristi.

Con la sentenza del 31 maggio 2018 sul caso Abu Zubaydah v. Lithuania, la Corte Europea dei diritti Umani (Corte EDU) ha ritenuto che nel centro segreto di detenzione della CIA in Lituania per oltre un anno siano state commesse gravi violazioni di diritti umani.

Per la Corte, nell'ospitare il sito e nel cooperare con la CIA, i cui agenti hanno commesso torture e altre violazioni di diritti, la Lituania è responsabile di violazione della Convenzione Europea sui Diritti Umani.

La Lituania ha violato la CEDU

Tra il febbraio 2005 e il marzo 2006, Abu Zubaydah, coinvolto nell'organizzazione degli attacchi dell'11 settembre, è stato trattenuto e interrogato nel centro in Lituania, nome in codice Detention Site Violet. L'uomo non è stato ufficialmente accusato di alcun reato e al momento è detenuto a Guantanamo.

La Corte ha deciso all'unanimità che la Lituania è responsabile di aver cooperato con gli Stati Uniti al programma segreto Rendition Detention Interrogation rivolto ai detenuti sottoposti ad alta sorveglianza sospettati di terrorismo.

Questo ha determinato che la Lituania ha commesso numerose violazioni della Convenzione sui Diritti Umani nel caso di Abu Zubaydah, detenuto segretamente: trattamento inumano, violazione del suo diritto alla libertà e al rispetto della vita privata. Considerato che non ci sono state indagini efficaci su tali azioni commesse dalla Lituania, la Corte ha rinvenuto anche la violazione dell'articolo 13 (diritto ad un ricorso effettivo).

La sentenza non è ancora definitiva ed entrerà in vigore tra tre mesi se il caso non verrà rinviato alla Grande Camera. Tutte le parti coinvolte possono chiedere tale rinvio.

Condizioni di detenzione

Per la Corte Europea dei Diritti Umani le autorità lituane hanno partecipato all'acquisto di un'accademia di equitazione ad Antaviliai (in seguito convertita nel centro segreto di detenzione), dando la possibilità alla CIA di trasportare segretamente i detenuti in aereo in ingresso e in uscita dal paese e consentendo agli agenti di trasportare le persone all'interno del territorio del paese. Il Dipartimento di Sicurezza di Stato ha svolto un ruolo centrale in tutto questo garantendo che tali operazioni venissero svolte in segreto. La riservatezza di queste operazioni è stata tale che molto probabilmente neanche le più alte autorità statali lituane erano a conoscenza dei dettagli esatti.

Sebbene le Corte non sia stata in grado di appurare se specifiche tecniche (come il waterboarding) siano state usate con Abu Zubaydah in Lituania, ha ritenuto che le condizioni di detenzione (luce intensa continua in isolamento, rumore costante) equivalessero a trattamento inumano.

La Corte ha ritenuto inefficaci le indagini preliminari su possibili violazioni della legge nazionale condotte dallo stato lituano. La violazione del diritto alla libertà e del diritto alla privacy è derivata dal fatto che Abu Zubaydah è stato detenuto in segreto senza fondamento legale e non gli è stato consentito di mettersi in contatto con i familiari per oltre un anno. Quando le autorità americane hanno deciso di chiudere il centro di detenzione, le autorità lituane hanno reso possibile trasferire il soggetto in un altro centro segreto di detenzione in Afghanistan, consentendo in tal modo ulteriori violazioni dei suoi diritti.

Non è la prima decisione del genere

Quella sul caso Abu Zubaydah v. Lithuania è solo una delle tante sentenze della Corte EDU relative al programma Rendition Detention Interrogation della CIA 2001-2009. Nel 2014, la Corte ha condannato la Polonia per simili violazioni contro lo stesso ricorrente. Altri due paesi sono stati ritenuti responsabili di violazione di diritti umani – la Romania (Al Nashiri v. Romania, sentenza del 31 maggio 2018) e la Macedonia (El Masri v. Macedonia, sentenza del 13 dicembre 2012).

Queste sentenze servono a ricordare che né la sicurezza nazionale, né qualunque altro interesse possono giustificare la negazione dei diritti umani in una democrazia. E' evidente che qualunque autorizzazione concessa a un altro stato di realizzare tali azioni è incompatibile con la Costituzione della Lituania. Nell'esaminare la questione della pena di morte nel 1998, la Corte Costituzionale Lituana aveva stabilito che la natura fondamentale dei diritti umani significa che “vanno riconosciuti tanto alle persone migliori quanto a quelle peggiori”. Per questo, un trattamento crudele di un essere umano da parte dello lo de-umanizza, in quanto viene trattato come un oggetto da cui estorcere prove e da punire.

A tal proposito, la Corte EDU ritiene che, ai sensi dell'articolo 3 della Convenzione Europea sui Diritti Umani, “... ogni essere umano ha il diritto assoluto ed inalienabile di non essere sottoposto a tortura o a trattamento inumano e degradante in nessuna circostanza, anche quella più critica. Il fondamento filosofico alla base della natura assoluta del diritto sancito dall'articolo 3 non consente alcuna eccezione o giustificazione o bilanciamento di interessi, a prescindere dal comportamento della persona coinvolta e dalla natura del reato”. (Gäfgen v. Germany).

Minaccia alla tutela dei diritti fondamentali

Come dimostrato dalla storia della prigione, circostanze come la segretezza, l'inadeguata responsabilità dei servizi di intelligence e, talvolta, addirittura gli interessi personali (il rapporto 2014 del Senato americano, citato dalla Corte EDU, fa riferimento al fatto che la CIA, per assicurarsi la cooperazione, ha elargito grandi somme di denaro a funzionari governativi di alto livello), possono costituire una grave minaccia alla protezione dei diritti fondamentali e allo stato di diritto.

Per questo, per tutelare l'identità democratica della Lituania, per proteggere la sua reputazione di stato che rispetta i diritti umani e per garantire lo stato di diritto, questi fatti vanno accuratamente indagati ed esaminati.