Il centro di accoglienza di Roma chiude tra le recriminazioni

La città di Castelnuovo di Porto, a nord di Roma, è stata al centro del dibattito sulla chiusura dei centri di accoglienza vista la rapidità con cui il centro di accoglienza per migranti è stato chiuso dopo l’entrata in vigore del decreto Salvini.

Il centro di accoglienza di Castelnuovo di Porto è stato istituito nel 2008 e fino alla chiusura la sua legittimità e necessità non erano mai state messe in discussione. Più di 500 persone si sono stabilite nel centro, tra cui 120 donne e 14 bambini.

Il decreto Salvini costringe il centro a chiudere

Il centro ha dovuto chiudere a seguito delle misure contenute nel decreto Sicurezza e Immigrazione proposto e fortemente sostenuto dal ministro dell'Interno Matteo Salvini. Salvini ha affermato che il centro era troppo costoso, aggiungendo che "ogni anno si sprecavano sei milioni di euro". Ha anche sostenuto che "i richiedenti asilo che potrebbero beneficiare dello status di rifugiato saranno trasferiti in centri più piccoli, gli altri non avranno scelta e saranno costretti a lasciare l'Italia".

Lo smantellamento del centro di Castelnuovo di Porto è stato accompagnato dal trasferimento di centinaia di richiedenti asilo, alcuni dei quali avevano già trovato un lavoro part-time e si erano del tutto stabilizzati in città.

I migranti del centro condividono le loro esperienze

Alcuni dei migranti hanno parlato delle loro esperienze durante e dopo il loro soggiorno a Castelnuovo. Ansou Cissé, 19 anni, sta aspettando il permesso di soggiorno e si è unito alla squadra di atletica che dovrebbe rappresentare la Santa Sede per le competizioni internazionali. Francesca Maurizi, che lavora come psicologa al centro, afferma che "la paura di ripartire da zero" può essere traumatica per i migranti che hanno trovato lavoro e che hanno messo radici nella zona.
Secondo il giornale Internazionale, il 23 gennaio tre autobus hanno lasciato il centro di accoglienza con 75 persone a bordo, mentre il giorno prima ne erano state portate via 35. Gli autobus portavano verosimilmente i migranti ad altri centri di accoglienza della Basilicata e della Campania, nel sud Italia.

I richiedenti asilo non sono le uniche vittime di questa ampia e pronta evacuazione. Le 120 persone che lavoravano al centro di accoglienza temono di essere licenziate senza paga.

I parlamentari italiani contestano la legalità delle azioni intraprese, ma Salvini reagisce

Il decreto Sicurezza e Immigrazione è stato approvato dal Parlamento italiano il 27 novembre 2018. Da dicembre sono emerse varie divergenze su alcune disposizioni del decreto. I membri dell'opposizione e alcuni sindaci comunali ritengono che tali disposizioni siano incostituzionali, affermando che sono incompatibili con i diritti fondamentali dei migranti.

I parlamentari italiani hanno dichiarato che questi metodi e i relativi problemi non riguardano solo i migranti e che devono essere considerati violazioni dei diritti civili.

Nonostante le critiche sempre più dure, il Ministro degli Interni ha espresso la volontà di continuare a chiudere i centri di accoglienza in tutta Italia, affermando che queste manovre fanno ancora parte della sua politica. Vari altri centri dovrebbero essere chiusi a breve. Salvini ha espresso la volontà di porre fine alle "megastrutture della politica della ricezione", una mossa che minaccia il centro di Mineo in Sicilia, attualmente il più grande in Italia.