Il carcere al tempo del Coronavirus. XVI Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione

Antigone ha pubblicato il suo sedicesimo rapporto annuale, che analizza la situazione degli istituti penitenziari italiani nel corso del 2019 e nei primi mesi del 2020.

Di Manuela Costa

Nel rapporto dal titolo "Il carcere al tempo del Coronavirus" (qui la cartella stampa in inglese) Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, sottolinea come la concessione dell’uso di telefoni smartphone per effettuare le videochiamate e fare più telefonate per sentire e vedere a distanza i propri parenti in questo difficile momento, debba essere vista come una conquista vitale per i detenuti che li aiuta ad evitare l'isolamento e la solitudine. La speranza è che questa ‘concessione’ si trasformi presto in un diritto per i detenuti.

Prima della pandemia

A fine febbraio 2020 i dati ufficiali mostrano che nelle carceri italiane i detenuti erano 61.230 a fronte di una capienza regolamentare di 50.931 posti. Il tasso di affollamento era del 130,4%, raggiungendo un picco del 194,7% a Larino, il che significa che l'Italia è il secondo Paese carcerario più sovraffollato d'Europa. Gli osservatori di Antigone hanno visitato 98 carceri nel corso del 2019 e l'analisi dei dati raccolti ha dimostrato che in 45 strutture non c'era acqua calda, mentre 25 istituti non soddisfacevano lo standard minimo di tre metri quadrati per detenuto in ogni cella. In alcuni istituti c'erano celle che ospitavano contemporaneamente perfino 12 detenuti (Poggioreale, Pozzuoli e Bolzano). L'Italia ha il secondo tasso più alto in Europa di detenuti con più di 50 anni (25%). E negli ultimi dieci anni c'è stato anche un aumento della durata delle pene, con circa il 27% di esse che durano più di 10 anni.

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Come il sistema carcerario italiano ha affrontato il coronavirus

Erano 52.679 i detenuti presenti nelle carceri italiane lo scorso 15 maggio, il che significa che il tasso di affollamento era sceso al 112,2%. Questa tendenza accelera con l’entrata in vigore del decreto “Cura Italia”, emanato il 17 marzo, che prevede la detenzione domiciliare, lo strumento principale per ridurre la popolazione carceraria. Il braccialetto elettronico è applicato a tutti i detenuti con una pena definitiva e una pena residua compresa tra i 6 e i 18 mesi. In Emilia Romagna, ad esempio, il 21% della popolazione carceraria è stata rimandata a casa. Il 15 aprile, 30.416 persone beneficiavano di misure alternative come la detenzione domiciliare, i servizi sociali e la semilibertà, mentre nel 2008 il numero era di un quarto. Il 2 maggio, a seguito di gravi disordini pubblici legati al rilascio di boss mafiosi (presumibilmente dovuti alle nuove leggi sul coronavirus, mentre in realtà il rilascio di due di essi è stato reso possibile grazie a leggi preesistenti non legate al coronavirus), Francesco Basentini, ex capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, si è dimesso e Bernardo Petralia, magistrato e consulente della commissione antimafia, è stato nominato come nuovo capo. Al 15 maggio 119 detenuti e 162 membri del personale penitenziario erano risultati positivi al coronavirus in Italia, che ha causato la morte di quattro detenuti, due ufficiali penitenziari e due medici. A quanto pare, cifre simili sono state raccolte anche in Francia e in Spagna. Il rapporto di Antigone cerca anche di analizzare le proteste che hanno avuto luogo in 49 carceri tra il 7 e il 9 marzo, quando è stato introdotto il primo decreto che ha fortemente limitato la vita carceraria, causando la morte di 13 detenuti per overdose. Antigone ha realizzato due mappature che forniscono aggiornamenti su come si sta evolvendo la situazione di Covid-19 nelle carceri italiane ed europee.

Le 10 proposte di Antigone per il futuro

Antigone ha presentato alcune proposte con l'obiettivo di migliorare la situazione attuale delle strutture penitenziarie:

1. Ridurre il numero di reati punibili

2. Ridurre i numeri della popolazione detenuta superando una visione carcerocentrica della pena

3. Cambiare legge sulle droghe riducendo l’impatto repressivo

4. Consentire smartphone e collegamenti a distanza per rapporti con famiglie e per attività trattamentali ed educative

5. Investire nelle nuove tecnologie

6. Trasparenza informativa verso l’esterno

7. Informazione ai detenuti di ogni regola e pratica interna

8. Un ruolo più attivo delle ASL. Nuovi medici e operatori stabili

9. Riconoscere il ruolo del volontariato

10. Assumere 300 direttori del carcere

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