L’Articolo 13 peggiora dopo la svolta nei negoziati sul copyright

La metà dei paesi dell’ UE ha rifiutato il compromesso della presidenza rumena sulla bozza di direttiva sul copyright e i dibattiti si sono interrotti a metà gennaio. E' appena stato raggiunto un nuovo compromesso, ma rimane la minaccia della censura.

Il disaccordo ha caratterizzato le discussioni degli Stati membri sulla bozza di legge dell’UE sul copyright, che sta per essere ultimata tra gli Stati membri del Consiglio e il Parlamento europeo.

Tuttavia, i governi non sono stati in disaccordo sulla libertà di parola e sulle preoccupazioni riguardo i diritti fondamentali sollevate dalla proposta dell’Articolo 13, che costringerebbe le aziende di internet a censurare i post degli utenti applicando gli appositi filtri di contenuto.

Alcune fonti che conoscono i negoziati hanno comunicato a Liberties che la Francia e la Germania – stati che, date le loro dimensioni, hanno il potere di far concludere o meno un accordo del Consiglio – dovevano risolvere il loro disaccordo su quali aziende sarebbero state costrette ad installare degli ‘upload filter’. Berlino e Parigi si sono accordati venerdì scorso, dando il via libera all’intesa del Consiglio, prevista per l’8 febbraio. Durante l’incontro degli ambasciatori del COREPER, i rappresentanti degli Stati membri dovrebbero approvare la bozza del mandato, in modo da aprire la strada ai dibattiti finali del dialogo a tre con il Parlamento europeo previsto per l’11 febbraio.

Considerato il poco tempo che intercorre tra le elezioni europee e la fine del mandato della Commissione europea, sia i deputati europei che i rappresentanti degli Stati membri vorrebbero approvare l’accordo in pochi giorni e far passare la direttiva a marzo o aprile del 2019.

Qual è l’accordo tra Germania e Francia?

In breve, la Francia ritiene che l’Articolo 13 sia valido e che debba essere applicato a tutte le piattaforme online. Secondo l’interpretazione dei francesi, spetterà comunque alla corte decidere se l’‘upload filter’ debba essere applicato alle piccole e medie imprese. La Germania, al contrario, sostiene la difesa delle imprese europee di internet, in particolare delle startup e delle piccole e medie imprese con un fatturato inferiore a 20 milioni di euro, che dovrebbero essere escluse. Quest’ultima posizione è simile alla proposta del Parlamento europeo che esclude le imprese con un fatturato inferiore a 10 milioni di euro.

Come compromesso, l’accordo franco-tedesco ha portato ad un progetto di intesa che si applica a tutte le piattaforme for-profit ad eccezione di quelle che soddisfino tutti e tre i seguenti requisiti: l’azienda è pubblica e operante da meno di 3 anni; il suo fatturato annuo è inferiore a 10 milioni di euro; e ha meno di 5 milioni di utenti mensili.

Mancanza delle garanzie adeguate

Liberties teme che un gran numero di applicazioni e siti, non soddisfacendo questi criteri, saranno obbligati a installare ‘upload filters’. Ciò graverà in termini di costi aggiuntivi e limitazioni sulla libertà di parola dei loro utenti. Questi algoritmi non saranno in grado di distinguere tra violazione di copyright e opere legali come parodia, meme e critica. Nel testo mancano adeguate garanzie volte ad evitare una limitazione sproporzionata della libertà di parola.

Costringere le aziende digitali a diventare guardiani porterebbe alla repressione del dibattito pubblico e, in ultima analisi, costituirebbe una minaccia per i nostri diritti fondamentali e per la forza della nostra democrazia.

I tempi ristretti in vista delle elezioni sollevano un’importante domanda: considerando la riluttanza degli Stati membro a difendere la libertà di parola online contro gli ‘upload filters’, ci sarà abbastanza coraggio tra i deputati del parlamento europeo per respingere l’Articolo 13 durante il voto plenario finale della direttiva sul copyright?