Ai giornalisti non può essere impedito l’ingresso ai campi profughi ungheresi

La CEDU ha affermato che lo stato ungherese ha violato i diritti di un giornalista, impedendogli di entrare nei campi profughi del paese. Il giornalista, Illés Szurovecz, era rappresentato dall'HCLU a Strasburgo.

Szurovecz ha voluto fare un rapporto sulle correnti circostanze nei campi profughi ungheresi al culmine della crisi dei rifugiati nel 2015. Il suo piano era quello di occuparsi, prima di tutto, del campo profughi ‘aperto’ di Debrecen, dove il difensore civico ha concluso che le condizioni violavano i diritti dei richiedenti asilo. Aveva chiesto un permesso d'ingresso agli operatori del campo all'Ufficio Immigrazione e Nazionalità, che gli era stato rifiutato, con il pretesto che permettere ai giornalisti di entrare nel campo avrebbe messo in pericolo la sicurezza dei richiedenti asilo che ci vivono, poiché le storie sarebbero potute diventare disponibili nei paesi dai quali erano fuggiti. Anche se Szurovecz ha detto che avrebbe soltanto scattato fotografie delle persone che avrebbero dato il loro consenso, gli è stato comunque rifiutato l’ingresso nel campo. Successivamente ha avviato un procedimento legale contro la decisione dell’Ungheria. Il tribunale ha dichiarato di non avere alcuna competenza legale in questo caso.

I giornalisti possono scoprire gli abusi del potere statale

Con l'aiuto dell'HCLU, Szurovecz si è rivolto alla Corte europea dei diritti dell'uomo, rivendicando il suo diritto alla libertà di espressione e il diritto al ricorso legale. Impedire fisicamente ai giornalisti di fare rapporto costituisce una grave violazione sia dei diritti del pubblico che dei rappresentanti dei media. Il motivo è che questi giornalisti, che si impegnano a tenere sotto controllo lo Stato, non sono in grado di rivelare gli usi impropri e gli abusi di potere che si verificano a porte chiuse.

L'Ungheria ha affermato, in sua difesa, che il giornalista avrebbe potuto utilizzare per il suo lavoro i rapporti delle organizzazioni della società civile del campo o avrebbe potuto condurre interviste fuori del campo. Tuttavia, la Corte di Strasburgo ha dichiarato che le informazioni di prima mano controllate dal giornalista stesso sono molto più preziose di quelle ottenute indirettamente. La sentenza ha anche sottolineato il ruolo particolarmente importante dei media nel riferire di gruppi sociali vulnerabili, in quanto la propaganda fornisce una certa garanzia che gli organismi statali saranno ritenuti responsabili delle loro azioni.

L'Ungheria non spiega in che modo la segnalazione avrebbe messo a repentaglio la sicurezza dei richiedenti asilo

Una parte importante della sentenza è che, nel giustificare l’esclusione dai campi profughi citando la necessità di proteggere la privacy dei richiedenti asilo, le autorità ungheresi non hanno tenuto conto del fatto che il giornalista avrebbe protetto l'anonimato dei soggetti. Inoltre, non hanno spiegato in che modo il rapporto avrebbe messo a repentaglio la sicurezza delle persone che vivono nel campo, dopo che avrebbero dato il loro consenso.

Inoltre, la sentenza è importante perché afferma che i giornalisti hanno diritto non solo alla libertà di espressione, ma anche alla raccolta di informazioni e che la scelta degli strumenti per stilare un rapporto riguarda la libertà dei giornalisti.


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