Giustizia di frontiera: indagini sul richiedente asilo ucciso dalla polizia bulgara

Un richiedente asilo è stato ucciso dalla polizia al confine bulgaro-turco, ma la vittima e la sua famiglia avranno mai giustizia? Il Bulgarian Helsinki Committee sollecita un intervento dello stato.
Il 15 ottobre 2015 un uomo afgano è stato ucciso da un poliziotto e altri 50 sono stati arrestati nei pressi del confine tra Bulgaria e Turchia. Rispetto all'episodio, che è avvenuto vicino alla città di Sredets, il Bulgarian Helsinki Committee ha espresso la seguente posizione:

Secondo le informazioni fornite durante un briefing dal Segretario degli Interni Georgi Kostov e dal procuratore distrettuale di Burgas, Kalina Chapkanova, né i detenuti, né la vittima costituivano una minaccia per la vita di nessuno al momento dello sparo mortale. Il ricorso alle armi, sparo in aria compreso, è stato quindi illegale in quanto ha violato il vincolo dell'assoluta necessità per utilizzare le armi, la forza fisica o mezzi ausiliari da parte della polizia. La norma di attuazione della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) è contenuta nel Decreto del Ministero degli Interni del 2012.

Propaganda anti-rifugiati

L'episodio è una naturale conseguenza della propaganda sistematica contro i rifugiati portata avanti dai vertici bulgari. Da molti anni i rifugiati vengono dipinti come una minaccia per i bulgari, il che ha creato un clima di paura e intolleranza nei confronti dell'ingresso e della presenza di stranieri in Bulgaria.

L'idea che l'utilizzo di armi da fuoco da parte della polizia di frontiera sia sempre giustificato è inaccettabile. Un'opinione di questo tipo non ha nulla a che fare con la legge. Riflette, oltre all'ignoranza, dei sentimenti xenofobici. Ai confini, così come ovunque, gli agenti della polizia bulgara sono soggetti alla legge bulgara, che in conformità alla normativa internazionale proibisce loro l'uso di armi contro chi non mette in pericolo la vita o la salute di nessuno.

Tutti gli occhi sulla Bulgaria

Ora l'accusa deve indagare su cosa sia realmente accaduto nella maniera più veloce, imparziale e scrupolosa possibile. La vergognosa tendenza dei pubblici ministeri bulgari di mostrare favoritismi nei confronti della polizia nei casi in cui questa attenta a vite umane deve finire. In molti casi simili, il pubblico ministero tiene segreti atti della polizia in modo che questa non incorra nella responsabilità penale. E' quanto confermato dalla Corte Europea dei Diritti Umani in numerose sentenze contro la Bulgaria, in cui è emerso che le indagini sulle violenze della polizia e sull'uso eccessivo della forza sono inefficaci e di parte.

Considerato che gli occhi dell'Europa intera, per non parlare di quelli dei paesi di origine dei rifugiati, sono sulla Bulgaria, il procuratore generale ha il compito di garantire l'integrità delle indagini.