Accordo Belgio-Sudan: una cooperazione offensiva e inaccettabile

Dopo il rifiuto di accogliere i migranti e averli perseguitati il Belgio sta collaborando con la dittatura sudanese per identificare i suoi cittadini. Esiste un limite che il segretario di stato non sia disposto ad oltrepassare per "ripulire" la capitale?
Attraverso l’accordo raggiunto con il governo sudanese sull'identificazione dei migranti che si trovano a Maximilien Park, a Bruxelles, Theo Francken, segretario di stato per l'asilo e la migrazione, ha appena raggiunto un nuovo stadio nella sua politica di persecuzione dei profughi, tra cui famiglie e bambini, che cercano di sopravvivere nella capitale belga, nella speranza di raggiungere il Regno Unito.

Un accordo osceno

Il segretario di stato per l'asilo e la migrazione sembra essere a tal punto accecato dalla paura che una nuova "giungla di Calais" possa crescere nella capitale belga, da fare a pezzi la propria dignità e negoziare un accordo con una delegazione ufficiale del Ministero dell'Interno sudanese.

Questa delegazione segue gli ordini di un presidente che è attualmente sotto un mandato di arresto rilasciato dal Tribunale penale internazionale (ICC) dell'Aia per genocidio e crimini contro l’umanità.

Il segretario di stato è ben consapevole delle molteplici violazioni dei diritti umani attualmente perpetrate in Sudan, un paese guidato da un regime dittatoriale. L'elevato tasso di riconoscimento delle domande di protezione internazionale da parte di cittadini sudanesi riflette quanto sia dura e pericolosa la situazione in Sudan per gli oppositori del governo, che, se arrestati, corrono il rischio di essere torturati.

Attraverso le procedure di identificazione dei cittadini sudanesi arrestati durante le operazioni di polizia effettuate nel parco Maximilien, Francken mette in pericolo non solo la vita di queste persone qualora queste dovessero rientrare in patria, ma anche le vite dei membri delle loro famiglie rimasti in Sudan.

Accordo con un dittatore

L'avvio di queste identificazioni in collaborazione con una delegazione ufficiale sudanese che opera sotto gli ordini del presidente Omar al-Bashir, indica chiaramente che il segretario di Stato sta collaborando con un regime dittatoriale.

Il segretario di Stato invia un messaggio osceno a tutto il mondo proprio mentre il governo belga richiede un posto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di New York

Come può il Belgio chiedere ragionevolmente una sede nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite quando il primo ministro pensa di mascherare questa operazione come cooperazione "tecnica" tra il suo segretario di stato e il Sudan? Cooperando con Khartoum, il Belgio ignora apertamente una decisione dello stesso Consiglio di sicurezza che nel 2005 ha chiesto all'ICC di avviare un'inchiesta che ha portato alla pubblicazione di un mandato d'arresto contro al-Bashir, ad oggi ancora in carica.

Fare una scelta

La Lega Belga dei Diritti Umani esorta il governo a essere coerente e a scegliere tra il ritiro della sua candidatura all'adesione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e l'invio di un messaggio forte al Segretario di Stato chiedendo la sospensione degli accordi con il Sudan. Il segretario Francken ha commesso un grave errore politico con questo accordo illecito, che arriva, peraltro, dopo aver ordinato raid di polizia e l’esecuzione di arresti indiscriminati.

In tema di diritti fondamentali sono ora in gioco la credibilità e la decenza del governo belga.