Il sottile smantellamento dell'accesso universale alla giustizia

Dal 1 gennaio le parcelle degli avvocati sono soggette al 21% di IVA in Belgio. La Corte Costituzionale sta valutando un appello contro questo, perché la società civile teme che l'accesso alla giustizia stia diventando un privilegio anziché un diritto.

La possibilità per tutti i cittadini di difendere e affermare i propri diritti è essenziale: è un pilastro della nostra democrazia e un sine qua non di una società giusta. E' per questo motivo che l'accesso alla giustizia è tutelato dalla Costituzione belga e dalla Convenzione Europea sui Diritti Umani.

Il suo carattere fondante è chiaro, sebbene i nostri leader politici sembrino tendere a dimenticarlo: durante l'ultima Legislatura, una serie di misure hanno seriamente minato il diritto di accesso alla giustizia.

Queste misure, emanate per il sospetto di un abuso diffuso e per la volontà di risparmiare ad ogni costo, hanno significativamente ristretto la possibilità per le persone più povere del paese - e per una larga parte della classe media - di accedere alla difesa.

Misure che smantellano l'accesso alla giustizia

L'onere della prova di indigenza per accedere alla difesa gratuita è stato spostato sulla persona che richiede assistenza, che ora deve presentare più documenti, spesso difficili da ottenere in tempo, data la scadenza molto ristretta. Questa restrizione nella nomina di un avvocato pro-bono, da parte dell'Ufficio per il Sostegno Legale, significa che molte persone non sono più in grado di soddisfare i loro bisogni di sostegno legale.

Il budget per il sostegno legale è stato significativamente diminuito negli ultimi anni, il che si è tradotto in una revisione verso il basso dei compensi spettanti agli avvocati pro-bono (una diminuzione del 4.5% in due anni), i quali sono quindi più propensi ad abbandonare la pratica del sostegno legale.

L'aiuto legale in prima linea, un servizio istituito dai tribunali belgi per informare le persone dei loro diritti e orientarle sulle possibili opzioni di difesa, è stato trasferito alle comunità dalla sesta riforma statale, il che significa che spetta ora alle comunità finanziare e organizzare questo importante passo per accedere alla giustizia.

Precedentemente dispensate, le parcelle per il servizio di consulenza sono ora soggette all'IVA al 21%. E' lo stesso per gli ufficiali giudiziari e le due cose insieme contribuiscono al crescente innalzamento dei costi della giustizia per i cittadini. I costi crescenti costituiscono un ostacolo significativo per gli appartenenti alla classe media, il cui reddito è al di sopra della soglia dell'aiuto gratuito ma per loro i costi della giustizia sono enormi se comparati ai loro mezzi.

I diritti che ogni individuo deve pagare per intraprendere una procedura legale sono cresciuti nel 2012 del 15%. Questa è un'altra misura che può scoraggiare chi riceve l'aiuto legale gratuito dal portare il proprio caso in tribunale perché, se condannato durante il processo, tale soggetto sarà responsabile delle rivendicazioni avanzate dai suoi creditori.

Conseguenze anche per la classe media

Come risultato di tali misure, un crescente numero di persone - i più poveri soprattutto, ma anche la classe media - ora non ha la possibilità di difendere e affermare i propri diritti. Un numero di persone, per definizione difficile da stimare, resta nell'ombra, invisibile e senza voce. Può essere un genitore singolo con un reddito mensile di 1,500 euro (e quindi oltre la soglia del sostegno legale gratuito) che non ha i mezzi per essere difeso in un procedimento con la scuola riguardante i suoi figli; o una delle parti di un divorzio, obbligata a difendersi da sola perché non ha i mezzi finanziari per essere assistita da un avvocato; o la vittima di corruzione o di una multa ingiusta.

Le misure adottate negli ultimi anni non si sono solo tradotte in un netto impoverimento dei cittadini, ma hanno comportato un concreto cambiamento del significato di giustizia, passato dalla convinzione di un diritto alla giustizia alla pratica della "giustizia del consumatore".

Tutti gli attori del sostegno legale, incluse le associazioni degli avvocati e i sindacati, concordano nel sostenere che la giustizia debba essere accessibile a tutti e rimanere un servizio pubblico. Realizzare un sostenibile e generalizzato ri-finanziamento dell'aiuto legale, che oggi rappresenta soltanto lo 0.02% del budget statale, è essenziale.

Giustizia per tutti!

La piattaforma Justice for All, che unisce associazioni, sindacati ed esponenti del settore giudiziario, chiede la fine dello smantellamento - sottile ma molto concreto - dell'accesso alla giustizia per i cittadini.

Chiede al prossimo governo federale di sviluppare una cornice che garantisca accesso alla giustizia per tutti, indipendentemente dal livello di reddito.

In quanto portavoce della società civile su queste questioni, la piattaforma dovrebbe anche essere ascoltata nel processo decisionale riguardante l'accesso alla giustizia.

Essa pone enfasi sulle comunità, chiedendo loro di affrontare correttamente la questione del sostegno legale, sulla quale esse ora hanno giurisdizione, e infine di riconoscere la centralità del proprio ruolo nella prevenzione dei conflitti.

Un'iniziativa della Piattaforma Justice for All, supportata da:

Association de Défense des Allocataires Sociaux, Association pour le Droit des Etrangers, Association Syndicale des Magistrats, Atelier des Droits Sociaux, Caritas International, CBAR-BCHV, Centre d'Action Laïque, CIRE, Collectif Solidarité Contre l'Exclusion, DEI-Belgique, Jesuit Refugee Service, Ligue des Droits de l'Homme, Linksecologisch forum, Netwerk Tegen Armoede, Point d’Appui, Progress lawyers Network, Réseau de Lutte contre la Pauvreté Belge, Forum Bruxellois de lutte contre la pauvreté, Réseau Wallon Lutte contre la Pauvreté , Samenlevingsopbouw, Service Droits des Jeunes, Syndicat des Avocats pour la Démocratie, Vluchtelingenwerk Vlaanderen, Vrouwenraad.